Un ingresso segnato da profonda umiltà e determinazione quello di monsignor Cesare di Pietro, insediatosi ufficialmente nella Basilica Concattedrale Santa Maria Assunta di Gerace come nuovo vescovo della Diocesi di Locri-Gerace.
Nel corso della sua omelia, il presule ha rivolto le prime parole al popolo di fedeli: “Entro in punta di piedi, ma con passo fermo e deciso, in questa che adesso posso dire ‘nostra’ meravigliosa Comunità diocesana, per proseguire con entusiasmo insieme a voi il cammino di fede che ho condotto fin qui nell’amata Chiesa Madre di Messina-Lipari-Santa Lucia del Mela, il cui sostegno affettuoso mi conforta”.
L’omaggio alla storia e alla tradizione
Durante il discorso d’insediamento, il neo vescovo ha espresso il proprio stupore di fronte alla ricchezza storica e spirituale del territorio. Nel richiamare la celebre espressione di Bernardo di Chartres, monsignor di Pietro ha affermato di sentirsi come “un nano sulle spalle dei giganti“, aggiungendo: “Mi stupisce la bellezza incomparabile di questa splendida Basilica Concattedrale di Gerace, eloquente testimonianza della gloriosa storia ultramillenaria del nostro popolo e della ricchissima tradizione di fede e di devozione mariana della comunità cristiana della nostra Diocesi”.
La preghiera di Salomone e la vicinanza agli ultimi
Nell’assumere la guida della comunità ecclesiale diocesana, il vescovo ha posto al centro del proprio mandato pastorale la dedizione verso i più deboli e l’ascolto delle sofferenze, ispirandosi alla figura biblica di Salomone. “Ora che, per un progetto imperscrutabile della Divina Provvidenza e per l’intercessione della Beata Vergine Maria, il baculo della guida di questa Comunità ecclesiale è passato nelle mie mani, faccio mia la preghiera fiduciosa e accorata di Salomone”, ha dichiarato il presule, concludendo il suo intervento con la richiesta di un dono fondamentale per il suo percorso: “Chiedo anch’io al Signore il dono di un cuore docile per ascoltare attentamente le Parole e le ispirazioni di Dio e il grido che sale dal Suo popolo, il gemito dei poveri, dei piccoli, degli ammalati, dei diversamente abili, degli immigrati, dei detenuti, degli emarginati“.



