Si è chiusa a Lamezia Terme la quindicesima edizione di “Trame”, il Festival dei libri sulle mafie, con il consueto e durissimo intervento di Nicola Gratteri. Il procuratore della Repubblica di Napoli ha colto l’occasione per lanciare un severo monito sullo stato della giustizia in Italia e sulle nuove frontiere delle organizzazioni criminali. L’evento ha segnato anche un importante passaggio di testimone alla direzione artistica del festival: dal 2027 sarà Raffaella Calandra, stimata giornalista di Radio 24 – Il Sole 24 Ore, a subentrare a Giovanni Tizian (vicedirettore de Il Domani).
Se da un lato le parole del magistrato mantengono accesi i riflettori sulla lotta alla criminalità organizzata, dall’altro la sua costante presenza in festival, talk show, manifestazioni e presentazioni letterarie (per promuovere i suoi ultimi volumi scritti con Antonio Nicaso, “Cartelli di sangue” e “Come radici”) continua ad alimentare il dibattito pubblico. Tra gli addetti ai lavori e i cittadini sorge spontaneo un interrogativo: in un momento così delicato per la giustizia, non sarebbe più opportuno che un procuratore capo, alla guida di una macchina complessa come quella di Napoli, si dedicasse unicamente al gravoso lavoro d’ufficio e d’indagine, riducendo la forte esposizione mediatica e i continui tour promozionali?
Le accuse alle riforme e il “no” alla politica
Nel corso del suo intervento, Gratteri non ha risparmiato critiche all’attuale panorama politico, attaccando sia i provvedimenti governativi che la timidezza delle opposizioni:
«Tutte le riforme fatte non sono servite a nulla, se non a essere dannose, soprattutto in termini di rallentamento dell’acquisizione della prova. Stiamo smontando come un trenino Lego tutto il sistema giudiziario, per poi alla fine non toccare i colletti bianchi.»
Nel mirino del procuratore è finita in particolare la riforma della Corte dei Conti, definita senza mezzi termini un “saldo di fine stagione” a favore dei pubblici amministratori che arrecano danni erariali, il cui peso economico – ha ricordato – ricade interamente sulle tasse dei cittadini. Alla domanda su un suo possibile futuro in politica, Gratteri ha però frenato: «Io penso di no. Nella mia testa sono stato sempre all’opposizione. Sono il felice procuratore di Napoli».
Dark Web, armi dall’Ucraina e il caso Disney+
Il quadro delineato sulla criminalità moderna resta inquietante. Gratteri ha avvertito che le mafie oggi drogano il mercato acquistando attività commerciali, media e televisioni con i proventi della cocaina, e ha lanciato l’allarme sulle evoluzioni tecnologiche e geopolitiche: «Utilizzano il dark web e l’intelligenza artificiale per ottimizzare le rotte marittime ed evitare i controlli. Inoltre, quando finirà la guerra Ucraina-Russia, le nostre mafie andranno lì a fare shopping di armi ed esplosivo a prezzi da saldo».
A confermare la complessità del racconto mediatico sulle mafie è intervenuto anche Jacques Charmelot, regista della docuserie “World Wide Mafia, ’Ndrangheta” (incentrata su Gratteri e sul processo Rinascita Scott), recentemente ritirata da Disney+ tra le polemiche. Charmelot ha lanciato un’accusa pesante: «Big Media ha paura di Big Mafia perché fanno parte della stessa struttura del capitalismo senza limiti».
I numeri di Napoli e il bilancio del Festival
Nonostante l’intensa attività saggistica e i frequenti viaggi per l’Italia, Gratteri ha comunque tenuto a rivendicare i risultati ottenuti sul campo nei suoi primi anni alla guida della procura partenopea, registrando 6.500 fascicoli definiti in più nell’ultimo anno, il triplo delle rogatorie internazionali nel 2025, un netto aumento degli arresti e il raddoppio delle demolizioni di immobili abusivi (passate da 70 a 180 all’anno).
Il festival “Trame” si congeda da questa edizione con numeri importanti (73 eventi, 160 ospiti e 10 mostre) e con la proiezione finale del documentario “Giulio Regeni – Tutto il male del mondo”, opera anch’essa al centro di forti tensioni politiche dopo il diniego dei fondi pubblici da parte del Ministero della Cultura. Dal prossimo anno la sfida di raccontare le mafie passerà nelle mani di Raffaella Calandra, con l’augurio che i riflettori si concentrino sempre più sui fatti e sul lavoro d’indagine.



