Il cantiere si è mosso. Dopo mesi di attese, sopralluoghi, allarmi, polemiche e sollecitazioni istituzionali, sono finalmente iniziati i lavori di consolidamento degli argini del fiume Crati, nel tratto più delicato della sua foce, quello che attraversa le aree di Thurio, Ministalla e Foggia, nel territorio della Sibaritide.
Si tratta di un intervento atteso da anni da una comunità che considera il fiume una linea di confine tra la sicurezza e la paura. Il territorio circostante è composto da campi coltivati, abitazioni ed aziende agricole esposte al rischio idrogeologico, oltre che dall’importante patrimonio archeologico di Sibari.
I precedenti e i danni dell’ultima piena
L’avvio delle attività segue l’esondazione avvenuta nello scorso inverno, quando la piena del Crati aveva rotto gli argini nel tratto di foce. Nel mese di febbraio, l’acqua aveva allagato aree agricole, contrade e porzioni di territorio tra i comuni di Corigliano-Rossano e Cassano all’Ionio. Verso sud erano state colpite le zone di Thurio, Ministalla e Foggia, mentre a nord l’allagamento aveva raggiunto anche l’area archeologica e i Laghi di Sibari.
Quell’evento aveva provocato ingenti danni ad aziende e disagi ai residenti, confermando le criticità strutturali del corso d’acqua che erano state ripetutamente segnalate da amministratori, agricoltori e dal comitato locale I Guardiani del Crati, presieduto da Mario Oliveto. L’associazione ha mantenuto alta l’attenzione sullo stato delle sponde e sulla necessità di una manutenzione costante, evidenziando come i lavori fossero già stati consegnati in passato ma mai avviati concretamente.
Gli accertamenti della magistratura e gli obiettivi del cantiere
Nelle settimane successive all’esondazione, la vicenda è diventata oggetto di accertamenti da parte della Procura della Repubblica di Castrovillari. I magistrati hanno avviato verifiche per ricostruire la gestione complessiva del bacino, inclusi i piani di manutenzione degli argini, i lavori programmati, la gestione della diga di Tarsia, lo stato delle aree golenali ed eventuali omissioni o ritardi nella prevenzione del rischio.
L’intervento avviato in queste ore riguarda il consolidamento dei tratti d’argine ritenuti più esposti, con l’obiettivo di rafforzare la tenuta complessiva delle sponde e ridurre il pericolo di nuove rotture in caso di ondate di piena. L’avvio dei mezzi meccanici rappresenta un primo passo per la messa in sicurezza della zona, sebbene la risoluzione definitiva delle criticità idrauliche della Sibaritide richieda interventi di natura strutturale sul lungo periodo.



