A Torre Marrana, nel comune di Ricadi, la presenza del procuratore della Repubblica di Napoli Nicola Gratteri ha richiamato un pubblico di circa settecento persone. Nel corso dell’intervista condotta dalla giornalista Paola Bottero, all’interno dell’evento organizzato da Maria Teresa Marzano, il magistrato ha ripercorso gli anni trascorsi alla guida della Procura di Catanzaro, concentrandosi in particolare sull’attenzione riservata alla provincia di Vibo Valentia e sul metodo di lavoro condiviso con gli investigatori.
Durante il suo intervento, Gratteri ha ricordato le scelte organizzative dell’epoca e ha evidenziato l’impegno profuso sul territorio: “La provincia di Vibo è stata quella più curata, più attenzionata dal mio ufficio a Catanzaro. Ho messo quattro sostituti, ragazzi di altissimo livello, di altissimo profilo“. Il procuratore ha poi respinto le critiche relative all’efficacia delle inchieste condotte: “Abbiamo fatto cose importanti. Mi hanno calunniato, mi continuano a diffamare, c’è chi dice che non abbiamo fatto nulla. Vediamo tra pochi anni se vi sentite più sicuri e più liberi rispetto a quando c’ero io. O se stavate meglio prima che arrivassi io con i miei colleghi“. Sottolineando la natura collettiva del lavoro svolto, ha aggiunto: “La Procura è un lavoro di squadra e tutti assieme abbiamo fatto quelle cose. Abbiamo potuto sbagliare ma io vi dico che tutto il possibile, tutto quello che abbiamo potuto fare, l’abbiamo fatto“. Spazio anche alla risposta dei cittadini: “I cittadini della provincia di Vibo hanno fatto la loro parte, perché noi abbiamo avuto molta gente che ha denunciato, molta gente che ha collaborato. Se si rende conto che c’è una squadra, che c’è una struttura, che c’è una rete, la gente si incoraggia e parla“.
Riflettendo sul clima vissuto a Catanzaro, il magistrato ha descritto la coesione del gruppo di lavoro di fronte alle pressioni esterne: “A Catanzaro eravamo più uniti perché venivamo attaccati. Ci guardavamo, sapevamo che eravamo tutti dalla stessa parte e quindi si è creata anche una forte amicizia, affetto, stima. Abbiamo costruito un modo di essere, un modo di vivere, un modo di fare indagini, un modo di fare inchieste. Abbiamo alzato leggermente il tiro“. Rispondendo alle definizioni di presunti insuccessi giudiziari, ha commentato: “C’è anche la narrazione che tutte le indagini di Gratteri siano dei flop. Io vorrei sapere perché le carceri della Calabria purtroppo sono piene …“.
Le infrastrutture giudiziarie: la nuova Procura e l’aula bunker
Nel corso della serata si è parlato anche della realizzazione della nuova sede della Procura di Catanzaro, ricavata all’interno dell’ex ospedale militare. Gratteri ha ricordato le motivazioni e i passaggi istituzionali che hanno portato al recupero dello storico edificio del Quattrocento: “Quando mi sono insediato ho detto: ma perché non costruiamo una Procura nuova? Mi avevano detto che c’era l’ospedale militare che era chiuso da dodici anni. E io ho detto: perché non la facciamo lì la Procura? Era un convento del Quattrocento, bellissimo“. Ha poi citato l’incontro con l’allora ministro delle Infrastrutture Graziano Delrio: “Ministro, mi servono sette milioni e mezzo per fare la Procura nuova“. La struttura è stata completata in quattro anni e mezzo.
Un altro passaggio ha riguardato la nascita dell’aula bunker di Lamezia Terme, realizzata nell’area della Fondazione Terina in occasione dei grandi processi del distretto. Gratteri ha ricordato l’interlocuzione con la presidente della Regione Jole Santelli, chiedendo un omaggio al pubblico presente, che ha risposto con un applauso. Riferendo le parole della presidente, ha detto: “Mi ha detto: se serve per il processo, per fare i processi, è gratis, non voglio niente“. I lavori hanno portato all’allestimento di uno spazio da mille posti a sedere.
Tecnologia, contrasto alle mafie e interventi sulle istituzioni
Ampio spazio è stato dedicato all’evoluzione tecnologica della criminalità organizzata e alle modalità con cui la ‘ndrangheta sfrutta gli strumenti digitali e il dark web. Gratteri ha espresso preoccupazione per il divario tecnologico che rischia di penalizzare le attività investigative, contestando le posizioni del ministro della Giustizia Carlo Nordio in materia di intercettazioni e pedinamenti: “E se io posso fare questo seduto, mi viene in mente il ministro Nordio quando parlavamo di intercettazioni. Diceva: ‘Bisogna tornare ai pedinamenti come negli anni ’50’. Ma se io ti sto dicendo che con questo telefono io posso fare questo, chi mi devo pedinare?“.
In merito alla cooperazione internazionale, il procuratore ha notato una flessione nel primato tecnologico della polizia giudiziaria italiana rispetto ad altri Paesi europei: “La polizia giudiziaria italiana è considerata tra le due-tre migliori al mondo. Oggi però questa affermazione incomincia a scricchiolare. Chi ci ha governato negli anni, non questo governo, prima, non ha avuto una visione di dove stavano andando le mafie, di qual era il futuro tecnologico“. Riferendosi ai dati forniti da altre forze di polizia straniere, ha aggiunto: “Per me è umiliante, perché io so chi eravamo“.
Commentando l’istituzione della giornata dedicata agli errori giudiziari, il magistrato ha rivolto l’attenzione alla responsabilità della classe politica, citando le criticità della programmazione sanitaria e la carenza di medici: “L’altro giorno hanno approvato la legge della giornata sugli errori giudiziari, va logicamente bene. Ma perché non facciamo anche la giornata sugli errori politici? Noi dieci anni fa, sette anni fa, otto anni fa sapevamo che oggi, 2026, sarebbero mancati i medici. Oggi stanno venendo i medici dall’Albania, stanno venendo i medici da Cuba. Ma scusate, se noi dieci anni fa sapevamo che sarebbero mancati i medici nel 2026, questo non è un errore politico, di strategia politica? E chi è che paga oggi? A chi chiediamo il conto? Quale giornalista va a chiedere al ministro dell’epoca: ‘Senta, scusi, ma lei otto anni fa, sette anni fa non sapeva che nel 2026 non avremmo avuto medici?’“. Riguardo ai test psicoattitudinali per i magistrati, ha aggiunto la propria opinione: “Bisogna fare i test psicoattitudinali? Giusto, ma facciamoli anche per i politici. Ora che ci troviamo, facciamo l’alcol test e il narcotest, così siamo tutti più tranquilli, no?“.
La diffusione delle droghe e la prevenzione nelle scuole
L’ultima parte dell’incontro è stata incentrata sul tema del contrasto al traffico di stupefacenti, con particolare riferimento alla minaccia delle sostanze sintetiche come il fentanyl e all’impatto della cocaina. Gratteri ha sottolineato i pericoli legati all’eventuale introduzione del fentanyl nel mercato nazionale, rivolgendo un messaggio paradossale ai trafficanti: “Il fentanyl per fortuna ancora non ha investito l’Italia. Non vi conviene entrare nel traffico del fentanyl e far arrivare il fentanyl in Italia, perché il cliente da fentanyl vi dura due anni, tre anni; il cliente da cocaina vi dura trenta. Quindi continuate con la cocaina anziché con il fentanyl“.
Infine, il procuratore ha rivolto un invito agli insegnanti e al mondo della scuola, proponendo iniziative dirette sul campo per sensibilizzare i giovani sui rischi delle dipendenze: “Parlate con i sindaci dei vostri paesi e fatevi dare i pulmini, quelli che portano i bambini a scuola, e portate una giornata i vostri alunni nelle comunità terapeutiche per parlare con i tossicodipendenti. Fate parlare i ragazzi con loro“. Riferendo quanto appreso durante le visite nelle strutture di recupero, ha concluso: “Procuratore, faccia di tutto per non far passare la legge sulla legalizzazione delle droghe. Non è vero che la marijuana non crea dipendenza, noi siamo partiti tutti con le canne e guardate come siamo ridotti. Di leggero c’è solo il nome“.



