HomeCronacaEscavazioni abusive nel Crotonese, stop ai...

Escavazioni abusive nel Crotonese, stop ai cantieri lungo il fiume Neto

Controlli stringenti a tutela del territorio nella provincia di Crotone. I Carabinieri Forestali del Comando per la Tutela Forestale e dei Parchi, attraverso i nuclei di Santa Severina, Petilia Policastro e Crotone, supportati dal personale di Cotronei e Mesoraca, hanno condotto una vasta operazione lungo il corso del fiume Neto. Gli accertamenti si sono concentrati in particolare nei territori comunali di Santa Severina e Rocca di Neto.

L’attività investigativa è coordinata dalla Procura della Repubblica di Crotone, guidata dal procuratore Domenico Guarascio. L’intervento rappresenta la prosecuzione di un filone d’indagine già avviato nelle scorse settimane, che in una precedente occasione aveva condotto all’arresto in flagranza di due soggetti nel territorio di Belvedere di Spinello.

Dodici denunce tra imprenditori, operai e tecnici

Il bilancio dell’operazione conta dodici persone deferite all’Autorità giudiziaria. Tra i soggetti coinvolti figurano imprenditori e operai riconducibili a diverse ditte che operavano nell’area interessata dai cantieri.

Secondo l’ipotesi formulata dagli inquirenti, i lavori autorizzati per la sola manutenzione idraulica e per la regimazione dell’alveo fluviale sarebbero stati utilizzati come paravento per una più estesa attività di escavazione, movimentazione e prelievo di materiale inerte dal letto del fiume. Tali operazioni, stando alla ricostruzione investigativa, sarebbero state eseguite in mancanza delle autorizzazioni necessarie richieste dalla normativa ambientale, paesaggistica e urbanistica.

Nella stessa attività sono stati denunciati anche alcuni tecnici responsabili della progettazione degli interventi. A loro carico gli investigatori ipotizzano il reato di falsità ideologica in certificati, un quadro che resterà comunque da verificare nel corso delle successive fasi del procedimento.

Le ipotesi di reato formulate dalla Procura

Le accuse contestate a vario titolo spaziano su diverse fattispecie di reati di natura ambientale. Gli investigatori ipotizzano il presunto inquinamento ambientale, il possibile danneggiamento o deterioramento di habitat in zone protette, il deturpamento di bellezze naturali e il furto aggravato. Vengono inoltre contestate presunte violazioni al Codice dei beni culturali e del paesaggio e alle normative sulle aree naturali protette.

Ogni contestazione si inserisce nell’attuale fase delle indagini preliminari e dovrà essere vagliata dall’autorità giudiziaria, vigendo per tutti gli indagati il principio di presunzione di innocenza fino a una condanna definitiva.

Sequestrata un’area di scavo e i mezzi meccanici

L’azione dei militari ha riguardato in modo specifico un terreno di proprietà privata, dove erano in corso operazioni di scavo e movimentazione di terreno ritenute prive di titoli abilitativi.

I rilievi tecnici eseguiti sul posto hanno permesso di quantificare la portata dell’intervento. L’area interessata dagli scavi si estende su una superficie di circa 8.000 metri quadrati, con una profondità stimata di circa quattro metri. Dal sito sarebbe stato asportato un volume complessivo di materiale inerte pari a circa 20.000 metri cubi.

L’intera zona è stata posta sotto sequestro preventivo. Il provvedimento ha interessato anche il materiale estratto e i mezzi meccanici utilizzati per le lavorazioni, nello specifico un autocarro e un escavatore.

I vincoli della Rete Natura 2000

L’area fluviale oggetto degli accertamenti presenta un rilevante valore naturalistico. Il tratto del fiume Neto interessato ricade infatti nel perimetro della Zona di Protezione Speciale denominata “Marchesato e Fiume Neto”, un sito inserito nella rete europea Natura 2000 per la conservazione degli habitat e delle specie di interesse comunitario.

L’obiettivo degli accertamenti risiede nella verifica di condotte potenzialmente idonee a compromettere gli equilibri ecologici e la biodiversità del sito protetto. Le indagini della Procura crotonese restano aperte per definire l’esatta portata degli interventi e accertare le singole responsabilità.