Un caso sollevato dal Codacons accende i riflettori sulla gestione delle politiche sociali e dei sussidi per la non autosufficienza in Calabria. Una bambina affetta da disabilità gravissima è stata inserita nella graduatoria dell’Azienda sanitaria provinciale di Catanzaro per accedere agli interventi socio-assistenziali finanziati dal Fondo per le non autosufficienze.
Nonostante il riconoscimento formale dei requisiti, la minore non ha ottenuto l’erogazione del beneficio economico, finendo nella categoria definita dagli uffici come idonea non beneficiaria. Secondo l’associazione dei consumatori, questa formula si traduce concretamente in una situazione in cui il bisogno viene riconosciuto, ma la famiglia resta sola.
La graduatoria dell’Asp e i nuclei familiari senza copertura
La posizione della minore non è legata a un rigetto della domanda o a una carenza documentale. La richiesta ha superato le valutazioni previste, confermando la sussistenza delle condizioni di fragilità richieste dall’avviso pubblico.
In base alla deliberazione numero 552 adottata dall’Asp di Catanzaro il 30 aprile 2026, su un totale di 552 istanze presentate, le posizioni riconosciute come idonee e contestualmente beneficiarie del contributo sono state 245. Le pratiche giudicate non idonee sono state invece 66. Il dato sollevato dal Codacons riguarda le restanti 241 famiglie che, pur avendo ottenuto la validazione del proprio stato di bisogno assistenziale, sono rimaste escluse dal finanziamento per mancanza di copertura economica. L’associazione evidenzia come non si tratti di semplici pratiche burocratiche o di numeri su una scrivania, bensì di nuclei familiari a cui lo Stato ha riconosciuto una necessità senza garantire il relativo aiuto.
La posizione del Codacons e la tutela dei diritti
Sulla questione è intervenuto l’avvocato Francesco Di Lieto, vicepresidente nazionale del Codacons, contestando la gestione dei fondi destinati alle categorie fragili.
“Quando una bambina viene riconosciuta idonea ma resta senza sostegno, non siamo davanti a una semplice questione contabile. Siamo davanti a un diritto accertato che rischia di restare senza tutela concreta. La Pubblica amministrazione non può certificare un bisogno e poi lasciare la famiglia sola davanti alle conseguenze di quella fragilità.”
L’associazione sottolinea come le difficoltà e i passati problemi amministrativi, legati a commissariamenti e ritardi nel settore sanitario e del welfare regionale, non debbano ricadere sui cittadini più vulnerabili, in particolare sui minori con disabilità gravissime e sui loro genitori.
Le richieste di chiarimento e lo scorrimento dei fondi
La Regione Calabria ha precedentemente comunicato l’intenzione di non escludere nessuno degli aventi diritto dalle tutele previste. Il Codacons richiede tuttavia che tali dichiarazioni si traducano in provvedimenti formali, sollecitando lo stanziamento di nuove risorse finanziarie, lo scorrimento effettivo delle graduatorie e la definizione di tempistiche certe per l’erogazione dei sussidi. I tempi della macchina amministrativa e i passaggi burocratici tra i diversi enti non appaiono compatibili con le necessità quotidiane dettate dalle patologie gravi.
Per ottenere risposte specifiche sul caso della minore e sulla situazione generale dei 241 idonei non beneficiari, è stata inviata una richiesta formale di chiarimenti all’Asp di Catanzaro, alla Regione Calabria, al Comune competente, all’Ambito territoriale, alla Prefettura e al Garante regionale dei diritti delle persone con disabilità. L’obiettivo è verificare l’origine del blocco dei fondi e individuare le risorse che verranno impiegate per coprire le tutele mancanti.
L’impatto della burocrazia sulle famiglie
Il divario tra il riconoscimento formale di un diritto e la sua effettiva applicazione rimane il nodo centrale della denuncia. La qualifica di idoneo non beneficiario viene descritta come il punto di maggiore distanza tra le procedure degli uffici e le necessità reali.
“La formula ‘idoneo non beneficiario’ è il punto in cui la burocrazia diventa più dura della realtà che dovrebbe sostenere: riconosce la fragilità, la mette in graduatoria, ma non assicura l’aiuto. Nessun ritardo amministrativo, nessuna rendicontazione incompleta, nessun rimpallo tra enti può essere scaricato sulle spalle di una bambina e della sua famiglia.”
L’azione intrapresa mira a garantire l’applicazione di prestazioni già deliberate e considerate necessarie dagli stessi organi di controllo, evitando che l’assenza di risposte immediate prolunghi il carico assistenziale gravante interamente sulle famiglie interessate.



