La gestione dello sgombero e del ricollocamento delle famiglie del campo Rom di Scordovillo da parte della Regione Calabria continua a sollevare forti perplessità sul piano politico e istituzionale. Al centro delle contestazioni vi è la scelta della maggioranza di affrontare una tematica così delicata e complessa attraverso l’inserimento di una norma all’interno di una legge Omnibus, approvata in Consiglio regionale senza il preventivo passaggio nelle commissioni competenti e senza un reale coinvolgimento dei sindaci del territorio lametino.
Il consigliere regionale Ernesto Alecci ha espresso una netta contrarietà rispetto alle modalità operative adottate, definendo l’azione della Regione a dir poco incomprensibile e frutto di una fretta ingiustificata. Secondo l’esponente politico, una vicenda rimasta irrisolta per decenni, che coinvolge la vita di centinaia di persone, non può essere liquidata con decisioni calate dall’alto, prive di concertazione con le amministrazioni locali interessate dal piano di trasferimento.
La tutela delle graduatorie ERP e il rischio di tensioni sociali
Il piano regionale prevede il trasferimento di 96 famiglie in diversi Comuni del comprensorio di Lamezia Terme. Se da un lato emerge la chiara necessità di garantire condizioni di vita dignitose e percorsi reali di integrazione sociale per gli adulti e i minori del campo, dall’altro si palesa il rischio concreto di penalizzare i cittadini da tempo in attesa di una casa popolare.
Il timore principale è che l’assegnazione straordinaria degli alloggi possa scavalcare le attuali graduatorie per l’Edilizia Residenziale Pubblica (ERP), all’interno delle quali si trovano nuclei familiari in condizioni di grave fragilità economica, spesso con la presenza di minori o persone con disabilità.
“Non si può e non si deve dare vita a una ‘guerra tra poveri'”, ha dichiarato Alecci, sottolineando che la salvaguardia dei diritti acquisiti dai cittadini in graduatoria deve rimanere una priorità assoluta. La via d’uscita individuata risiede nell’utilizzo esclusivo di risorse finanziarie straordinarie ed extra-bilancio, specificamente dedicate all’inclusione sociale e al reperimento di nuovi alloggi, in modo da non intaccare la pianificazione comunale ordinaria.
L’appello per un tavolo tecnico permanente
Per superare l’attuale fase di stallo e correggere l’impostazione giudicata autoritaria della Regione, viene chiesta l’immediata istituzione di un Tavolo Tecnico Permanente. Questo organismo dovrebbe vedere la partecipazione attiva della Prefettura, del Comune di Lamezia Terme e di tutti i primi cittadini dell’area coinvolta.
L’obiettivo proposto è la definizione di un percorso condiviso, supportato da un cronoprogramma preciso e da un potenziamento strutturale dei servizi sociali dei Comuni, gli unici in grado di gestire un processo di integrazione così profondo senza creare fratture nel tessuto sociale locale.



