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Un ponte d’arte e poesia tra Kosovo e Arbëria: a Pallagorio il murale dedicato a Don Sergio Spezzano

Un’opera capace di unire idealmente il Kosovo e l’Arbëria attraverso la pittura, la poesia e il ricordo di un uomo che fece della vicinanza ai popoli e della parola scritta una missione di vita. A Pallagorio la memoria dell’esilio e la speranza del futuro si fondono nel nuovo murale dedicato a Don Sergio Spezzano, sacerdote e poeta arbëresh, realizzato dalla giovane artista kosovara Reema Salihu. L’intervento rientra nell’ambito della Settimana dei Murales Arbëreshë, un’iniziativa promossa da Fili Meridiani APS in collaborazione con Mural Fest Kosovo e l’Università di Scienze Applicate di Ferizaj, con il patrocinio del Comune di Ferizaj.

Il dramma universale dell’esilio e la memoria condivisa

Attraverso una potente rappresentazione femminile, Reema Salihu racconta il dramma universale dell’esilio. Al centro della parete emerge la figura di una madre in fuga insieme ai propri figli, un’immagine che richiama la tragedia delle migliaia di famiglie kosovare costrette ad abbandonare la propria terra durante la guerra del 1999. Al tempo stesso, la composizione rievoca la memoria storica delle antiche migrazioni arbëreshe, quando intere comunità attraversarono il mare per trovare rifugio nell’Italia meridionale.

Il fulcro dell’opera risiede proprio in questo parallelismo tra due vicende storiche lontane nel tempo ma profondamente connesse nello spirito. Da un lato il dramma contemporaneo dei Balcani, dall’altro l’esperienza fondativa delle comunità arbëreshe: due popoli segnati dalla perdita, ma anche dalla capacità di ricostruire la propria identità senza mai dimenticare le radici.

I versi di Don Sergio Spezzano e l’impegno civile

A rendere ancora più intenso il dialogo tra memoria e arte visiva sono i versi della poesia “Ai morti di Pristina”, scritti da Don Sergio Spezzano proprio durante il conflitto kosovaro. Le parole del sacerdote-poeta, integrate nella pittura, trasformano la parete in un racconto collettivo in cui il messaggio di pace, solidarietà e fratellanza diventa tangibile.

Don Sergio Spezzano rappresenta una figura centrale per questo incontro culturale. Sacerdote e raffinato intellettuale, rimasto non vedente nell’ultima parte della sua esistenza, durante gli anni della guerra espresse una profonda vicinanza al popolo kosovaro attraverso la scrittura. La sua voce superò i confini geografici, costruendo un legame ideale tra comunità accomunate dalla sofferenza e dalla resistenza.

Lo sguardo contemporaneo di Reema Salihu

La firma sul murale è quella di Reema Salihu, tra i nomi emergenti della nuova scena artistica balcanica. Con il suo lavoro, il trauma del conflitto viene reinterpretato con una sensibilità attuale, capace di trasformare il dolore in una prospettiva di speranza e di invitare alla riflessione sul valore dell’accoglienza e del dialogo interculturale.

«Abbiamo voluto mettere in relazione due storie che parlano la stessa lingua della memoria», spiega Ettore Bonanno, presidente di Fili Meridiani APS. «Le comunità arbëreshe custodiscono nel proprio patrimonio identitario il ricordo dell’esilio e della ricerca di una nuova casa. Quando abbiamo incontrato la storia del Kosovo e la poesia di Don Sergio Spezzano abbiamo capito che esisteva un legame profondo da raccontare. Reema Salihu è riuscita a tradurre questo dialogo in immagini straordinarie, dando volto e voce a una memoria condivisa. Questo murale non celebra soltanto una figura importante dell’Arbëria, ma parla di pace, di fratellanza e della capacità dei popoli di riconoscersi nelle rispettive storie».

Una collaborazione internazionale nel segno dell’inclusione

Il progetto nasce da una sinergia internazionale che ha portato artisti, studenti e operatori culturali kosovari nel cuore dell’Arbëria calabrese, donando alla comunità di Pallagorio un patrimonio permanente.

L’opera si distingue anche per l’attenzione all’accessibilità. Accanto al murale è stata infatti installata una targa dotata di audioguida dedicata alle persone non vedenti. Si tratta di un omaggio dal forte valore simbolico, considerando la condizione vissuta dallo stesso Don Sergio Spezzano. Questo strumento permette di fruire del racconto e della storia dell’opera attraverso molteplici linguaggi, offrendo un esempio concreto di inclusione culturale all’interno dello spazio urbano.