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Turismo e sviluppo in Calabria, Cgil: “Servono industria, lavoro e legalità”

La crescita dei flussi turistici durante la stagione estiva non può essere considerata l’unico parametro per valutare la tenuta economica e sociale del territorio. I dati positivi sulle presenze devono tradursi in interventi strutturali capaci di generare occupazione stabile e benessere per le comunità locali, superando le criticità storiche legate alla precarietà e alla stagionalità delle mansioni.

La posizione della Cgil e le criticità del settore

In merito alla situazione occupazionale e alle prospettive della regione, il Segretario Generale della Cgil Calabria, Gianfranco Trotta, ha espresso una lettura dettagliata del contesto attuale:

“Non è sufficiente rivendicare l’aumento delle presenze turistiche se quella crescita non produce benessere diffuso, occupazione stabile e diritti. Lo sviluppo non si misura solo con i flussi turistici o con gli indicatori economici, ma con la qualità della vita delle persone, con la tenuta dei servizi pubblici e con la possibilità per i giovani di costruire il proprio futuro nella nostra regione”.

Nel commentare le rilevazioni sulle presenze estive, il rappresentante sindacale ha evidenziato la necessità di una visione a lungo termine:

“Apprezziamo che la nostra terra sia stata scelta come meta per le vacanze estive da tanti italiani e stranieri, ma vorremmo che si lavorasse per rendere questo fenomeno stabile affinché ci siano ricadute anche sull’occupazione. Il turismo va sostenuto con investimenti, qualità dell’offerta e valorizzazione del patrimonio ambientale, culturale e paesaggistico”.

Precarietà, destagionalizzazione e tutela dei lavoratori

Il quadro tracciato evidenzia le problematiche legate ai contratti di lavoro e alle condizioni operative del comparto, spesso caratterizzato da periodi di attività ridotti e da tutele insufficienti.

“Contratti precari, spesso mal pagati, pochi mesi di attività l’anno. Nonostante le sue inestimabili ricchezze la Calabria non riesce ad avviare percorso di destagionalizzazione turistica che consenta agli imprenditori di lasciare aperte le loro attività tutto l’anno e di stabilizzare i lavoratori. Ma servono anche maggiori controlli, affinché i lavoratori del settore non diventino carne da macello, spesso costretti a lavorare per paghe misere o a lavorare per molte più ore rispetto a quello che è nel contratto, per potere mantenere le loro famiglie. Lavoratori spesso assunti con contratti pirata, che li espongono a scarse tutele e condizioni peggiorative per favorire, invece, gli imprenditori”.

Il contrasto allo sfruttamento e la necessità di una politica industriale

Il rispetto delle norme e la legalità costituiscono i presupposti fondamentali per l’evoluzione del sistema produttivo regionale. La lotta al lavoro irregolare e la promozione di contratti regolari rimangono priorità imprescindibili per tutti i settori.

“Non possiamo permettere che anche nel turismo ci sia caporalato! Il turismo può rappresentare una leva straordinaria di crescita soltanto se accompagnato da lavoro regolare, salari dignitosi, contratti rispettati e formazione. Non possiamo continuare ad accettare un modello fondato sulla stagionalità, sulla precarietà e su retribuzioni insufficienti. La legalità nel lavoro è il primo presupposto per uno sviluppo giusto”.

Accanto alle misure per il comparto turistico, l’attenzione viene posta sul rafforzamento dell’intero tessuto economico e manifatturiero regionale per arginare l’emigrazione giovanile e la perdita di competenze.

“Il turismo, da solo, non basta, va sostenuto con investimenti, qualità dell’offerta e valorizzazione del patrimonio ambientale, culturale e paesaggistico. La Calabria ha bisogno di una vera politica industriale che rilanci il comparto manifatturiero e metalmeccanico, favorisca l’innovazione, sostenga le imprese sane e crei occupazione stabile e qualificata. Senza un tessuto produttivo forte e diversificato, la regione continuerà a dipendere dalla stagionalità e a perdere giovani, competenze e capacità produttive”.

In conclusione, l’attenzione resta concentrata sul contrasto ad ogni forma di irregolarità lavorativa, sia nei servizi che negli altri comparti economici principali:

“Il turismo può rappresentare una leva straordinaria di crescita soltanto se accompagnato da lavoro regolare, salari dignitosi, contratti rispettati e formazione. Non possiamo continuare ad accettare un modello fondato sulla stagionalità, sulla precarietà e su retribuzioni insufficienti. Allo stesso modo è necessario contrastare con determinazione il caporalato e ogni forma di sfruttamento lavorativo che continua a colpire migliaia di lavoratrici e lavoratori, soprattutto nei comparti agricolo, turistico e dei servizi. La legalità nel lavoro è il primo presupposto per uno sviluppo giusto”.