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Salario minimo negli appalti, la proposta di legge approda in commissione Sanità in Calabria

La proposta di legge relativa alla tutela della retribuzione minima salariale nei contratti pubblici della Regione Calabria ha iniziato il proprio iter istituzionale con l’esame in commissione Sanità. Il provvedimento si pone l’obiettivo di introdurre una soglia retributiva minima tabellare di nove euro lordi all’ora per i lavoratori impiegati negli appalti e nelle concessioni promossi dalla Regione, dalle aziende del sistema sanitario, dalle agenzie e dagli enti strumentali regionali.

La soglia di nove euro e la tutela dei contratti esistenti

Il testo intende stabilire un livello base di tutela economica per le prestazioni lavorative legate al settore pubblico regionale. Come chiarito dal consigliere regionale e segretario questore Ferdinando Laghi: «La soglia dei nove euro opera come un livello minimo di garanzia: si applica ai trattamenti oggi più bassi, mentre i contratti collettivi che già assicurano retribuzioni superiori restano pienamente salvaguardati. È, praticamente, un pavimento sotto il quale nessuno può scendere».

L’applicazione del meccanismo si collega alla normativa nazionale che disciplina le procedure di gara. «Il meccanismo è ancorato all’articolo 11 del Codice dei contratti pubblici, il decreto legislativo 36 del 2023: le stazioni appaltanti indicano il contratto collettivo più pertinente all’attività oggetto dell’appalto e verificano che preveda la soglia dei nove euro l’ora», ha aggiunto Laghi.

Il profilo giuridico e le pronunce della Corte costituzionale

La formulazione scelta per il testo normativo punta a evitare sovrapposizioni con le competenze legislative statali in materia di concorrenza, facendo riferimento a precisi precedenti giuridici. «Il nostro modello è quello salvato dalla Consulta», ha evidenziato il consigliere regionale, spiegando le motivazioni alla base dell’impostazione scelta.

«Il senso della norma è di natura retributiva ed etica, e per questo non incide sui criteri di valutazione e aggiudicazione delle offerte, riservati alla competenza legislativa esclusiva dello Stato in materia di tutela della concorrenza. È esattamente il punto su cui la Corte costituzionale, con la sentenza 60 del 2026, ha bocciato la legge della Regione Toscana, costruita sul punteggio premiale in gara. La Puglia, che ha scelto la stessa tecnica normativa che proponiamo per la Calabria, ovvero una soglia retributiva non derogabile, senza incidenza sui criteri di gara, ha visto il ricorso del Governo dichiarato inammissibile dalla Consulta con la sentenza 188 del 2025».

Approfondimenti tecnici e prossimi passaggi dell’iter

Il percorso della proposta di legge prosegue ora con le fasi di consultazione tecnica ed esame dettagliato dei contenuti prima delle successive deliberazioni.

Ferdinando Laghi ha concluso specificando che «la proposta di legge, su mia richiesta, verrà approfondita anche con la collaborazione con l’area giuridica e con i dipartimenti regionali competenti» e ha inoltre proposto «l’audizione di tecnici qualificati per ulteriori valutazioni di cui la materia, articolata e complessa, si può giovare, affinché i prossimi passaggi istituzionali possano alla fine portare a decisioni condivise, finalizzate a condizioni di lavoro sempre più rispettose dei diritti dei lavoratori e della loro dignità».