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Fuga verso il Centro-Nord: la Calabria continua a perdere residenti e competenze

La Calabria continua a registrare una costante perdita di residenti a vantaggio delle regioni del Centro-Nord. Nel 2025 il saldo migratorio interno regionale si è attestato a -3,8 persone ogni mille abitanti, configurandosi come il secondo valore più sfavorevole d’Italia subito dopo quello della Basilicata, pari a -5,5 per mille.

Il quadro emerge dal recente focus dell’Istat sulle migrazioni interne e internazionali della popolazione residente negli anni 2024 e 2025. Il rapporto evidenzia uno squilibrio ormai strutturale all’interno del Paese: l’area settentrionale attrae costantemente nuovi residenti, mentre nel Mezzogiorno le partenze non trovano compensazione negli arrivi.

Il tasso di emigratorietà verso le regioni centro-settentrionali mostra per la Calabria il valore più elevato tra tutte le realtà del Mezzogiorno: nel 2025 quasi otto persone ogni mille residenti hanno trasferito la propria residenza verso il Centro-Nord. Seguono la Basilicata, con 7,6 partenze ogni mille abitanti, e il Molise, a quota 7,5. La destinazione prevalente dei flussi in uscita dal Sud rimane la Lombardia, meta di quasi il 30% dei trasferimenti totali.

Nella graduatoria provinciale si distingue il dato di Crotone, che si conferma la provincia italiana con il più alto tasso di partenze verso il Centro-Nord, pari a 9,5 residenti ogni mille. Le cifre indicano che la contrazione demografica è legata in misura rilevante alla mobilità interna alla penisola. A lasciare il territorio regionale sono cittadini che scelgono aree del Paese in grado di garantire un’offerta superiore in termini di occupazione, percorsi formativi e servizi.

L’impatto sul Mezzogiorno e la contrazione del capitale umano

Analizzando l’intero Mezzogiorno, nel 2025 circa 112.000 persone si sono spostate verso il Centro-Nord, a fronte di 67.000 movimenti nella direzione opposta, determinando un saldo negativo di circa 45.000 unità. Di contro, il Nord-est mostra un tasso migratorio interno positivo dell’1,6 per mille, mentre il Nord-ovest registra un +1,3 per mille. L’Emilia-Romagna segna il valore regionale più alto con un saldo pari a +2,1 per mille.

Il fenomeno incide in modo significativo sul capitale umano giovanile. Nel periodo compreso tra il 2019 e il 2025 il Mezzogiorno ha registrato la perdita di 150.000 giovani italiani laureati di età compresa tra i 25 e i 34 anni. Nello specifico, 122.000 giovani si sono diretti verso le regioni del Centro-Nord, mentre il saldo con l’estero ha generato una perdita di ulteriori 28.000 unità. Il continuo deflusso di competenze contribuisce ad ampliare il divario economico, occupazionale e demografico tra i diversi territori nazionali.