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Sandra Misale è la Prima Donna 2026: la scienziata sfida il gene mutante Kras e cambia la ricerca sul cancro

Un riconoscimento alla determinazione scientifica e alla visione collaborativa della ricerca. Il Premio Casato Prime Donne celebra Sandra Misale, scienziata di 41 anni originaria di Palmi, in Calabria, oggi alla guida del Misale Lab presso la Johns Hopkins University di Baltimora.

La cerimonia di premiazione si terrà sabato 19 settembre a Montalcino. La giuria, presieduta da Donatella Cinelli Colombini e composta da Rosy Bindi, Anselma Dell’Olio, Anna Pesenti, Stefania Rossini, Anna Scafuri e Daniela Viglione, ha assegnato il premio principale alla ricercatrice calabrese per i suoi contributi nello studio delle terapie oncologiche.

La manifestazione ha premiato anche i giornalisti Francesca Ciancio e Andrea Cuomo per la divulgazione dedicata al territorio di Montalcino e ai suoi prodotti vitivinicoli, insieme a nove giovani talenti attivi nei settori della musica, dell’arte, dell’oreficeria e della pasticceria.

La lotta alle mutazioni del gene Kras

Il tema dell’edizione 2026, “Il sogno e/è la realtà”, trova riscontro nel percorso accademico e scientifico di Sandra Misale. Dopo la laurea in biotecnologie molecolari a Torino, la ricercatrice ha lavorato presso istituti di rilievo internazionale quali la Harvard Medical School di Boston e il Memorial Sloan Kettering Cancer Center di New York, prima di approdare alla Johns Hopkins University.

Il lavoro del suo gruppo di ricerca si focalizza sull’inibizione delle mutazioni del gene Kras, responsabile della proliferazione e della metastatizzazione delle cellule tumorali. Tali mutazioni sono presenti in circa il 30% dei tumori umani, compresi quelli a carico di pancreas, polmone e colon. Fino a pochi anni fa considerate un bersaglio farmacologico inattaccabile, le alterazioni di Kras vengono oggi contrastate da nuove molecole sviluppate anche grazie alle scoperte della scienziata italiana, con risultati che permettono di raddoppiare l’aspettativa di vita nei casi di tumore al pancreas.

“I miei lavori assieme al mio team hanno portato alla luce aspetti fondamentali del funzionamento di questi nuovi farmaci, a tal punto da modificare studi clinici”, ha spiegato Sandra Misale. “Il nostro lavoro ha permesso di capire come far funzionare meglio e più a lungo queste nuove terapie”.

La collaborazione tra centri di ricerca come modello scientifico

Oltre ai risultati clinici, la visione di Misale sottolinea l’importanza dello sharing e della cooperazione tra istituti internazionali, superando l’impostazione incentrata sul singolo ricercatore.

“Voler primeggiare può andar bene”, ha precisato Misale, “ma collaborare e aiutare, quando è possibile e quanto più possibile, può portare molto più lontano in termini di risultati”.

Un approccio aperto alla pratica scientifica che pone l’avanzamento delle cure e la salute dei pazienti al centro dell’attività di laboratorio.