Pierfrancesco Greco
Può uno studio legale assurgere a fucina culturale, laboratorio di idee, luogo di incontro e formazione esistenziale? In questo senso, il libro dell’avvocato Enzo Aprile, “Accadeva nello Studio Gullo”, presentato ieri pomeriggio, a Cerisano, nel Teatro Antonio Saccoman, in apertura della XXXII Edizione del Festival delle Serre, è un’articolata, appassionante ed esaustiva risposta affermativa. Una risposta argomentata in pagine vergate con acribia narrativa e compenetrazione emotiva, pensata per offrire, soprattutto ai giovani che si accingono a intraprendere il percorso della professione forense, una sorta di prontuario afferente ai temi precipuamente caratterizzanti la dimensione dell’avvocatura, qualil’effettività dei diritti fondamentali, la tutela dei più deboli, della dignità della persona, l’attenzione al mondo carcerario. “Un libro di deontologia forense”, ha affermato l’avvocato Claudio De Luca, presidente del Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Cosenza, indicante una meta: la meta di un’avvocatura che, in linea con la “dimensione etica connotante Fausto e Luigi Gullo, si deve riappropriare della propria identità, valorizzare la propria cultura, per rendersi interprete del proprio tempo”, ha evidenziato De Luca, il quale ha ieri partecipato al simposio di presentazione, che, coordinato dall’avvocato Francesco Santelli, segretario della Camera Penale di Cosenza e Vicesindaco del Comune di Cerisano, ha registrato la partecipazione di altre autorevoli figure del foro cosentino, quali l’avvocato Ornella Nucci, coordinatrice della Consulta delle Associazioni Forensi Bruzie, e l’avvocato Roberto Le Pera, presidente della Camera Penale di Cosenza, nonché della professoressa Antonietta Cozza, Delegata alla Cultura del Comune di Cosenza e dell’avvocato Lucio Di Gioia, Sindaco di Cerisano, i quali, nel trattare e commentare i contenuti del volume, hanno tratteggiato coralmente il profilo, umano, professionale e politico, di Fausto Gullo e di suo figlio Luigi, due tra le figure più prestigiose della politica, dell’avvocatura e della cultura, non solo del mezzogiorno; quella cultura radicata nei valori dell’antifascismo, dell’uguaglianza, di ideali votati a immaginare e costruire una società capace di tutelare e includere, in un consesso sociale solidale, le esistenze meno fortunate. I relatori del simpsosio di ieri lo hanno fatto, ma qui, in queste poche battute, è impossibile offrire una sintesi efficace capace di rendere merito, nell’adeguata misura, alla personalità e all’opera di due “titani – come la professoressa Cozza ha definito Fausto e Luigi Gullo -, i quali hanno fatto della gentilezza la cifra della loro vita, della loro professione e della loro azione politica”.
Come ha scritto il sindaco di Cosenza, l’avvocato Franz Caruso, nella prefazione del libro di Aprile, “Fausto operò nella dimensione della trasformazione politica e legislativa”, mentre “Luigi ha agito nella concretezza quotidiana dell’esperienza giuridica, là dove l’ordinamento incontra le fragilità individuali e lo Stato deve dimostrare equilibrio e proporzione”. Fausto Gullo, esponente di spicco del Partito Comunista Italiano, fu tra i protagonisti della politica nazionale in una fase complessa e cruciale. Membro, nel 1944, del secondo governo presieduto da Badoglio, in quell’esecutivo gli fu affidato il ministero dell’agricoltura e, nonostante l’opposizione dei settori più conservatori della compagine governativa, riuscì ad emanare quei decreti che gli valsero l’appellativo di “Ministro dei contadini”, attraverso i quali, come ha scritto Aprile, “tentò di restituire la Sila ai suoi legittimi proprietari: non ai latifondisti, ma a chi aveva fame, a chi quelle terre le avrebbe coltivate davvero”.
Nel secondo governo De Gasperi, tra il 1946 e il 1947, ricoprì la carica di ministro di Grazia e Giustizia, concentrando, tra l’altro, la sua azione sull’obiettivo, spiega Aprile, di “costruire una giustizia autonoma, vigilata, in grado di coniugare rigore e umanità, diritto ed equità”. In quel breve periodo riuscì a varare la riforma afferente alla reintroduzione delle giurie popolari nei processi di Corte d’Assise, mostrando, inoltre, particolare attenzione alla realtà carceraria, al carattere umano della pena. Eletto all’Assemblea Costituente, s’impegnò in alcune importanti battaglie, in anticipo sui tempi, tra cui quella della parità dei figli naturali e di quelli legittimi, quella dell’accesso delle donne in magistratura e quella del divorzio, partecipando attivamente, nonostante l’eta veneranda, alla campagna relativa al referendum del 1974. Egli, come ha evidenziato Aprile, “fu un esempio di civiltà valicante ogni steccato, anche ideologico”. Al figlio Luigi, Fausto, si legge sul sito della biblioteca Gullo “inculcò, fin da quando era bambino, i valori della libertà e del marxismo, dei quali egli, per tutta la sua vita, fu accanito sostenitore. Luigi, prese ad esercitare, presso lo studio del padre, la professione forense, decidendo, però, di non occuparsi di cause di diritto civile per non essere costretto a difendere la proprietà privata. Caduto il regime fascista e, dunque, reintrodotta la libertà di stampa, cominciò a collaborare con moltissimi giornali e riviste, sia di diritto sia di letteratura e filosofia. Ancora molto giovane, partecipò ad importantissimi processi, tra cui quello per la strage di Villalba, in cui, come parte civile, difendeva il comunista Li Causi contro il boss della mafia Calogero Vizzini. Intanto cominciava ad impegnarsi attivamente in politica, riuscendo eletto, nelle liste del PCI, prima al consiglio comunale di Cosenza, “dove rimase dal 1946 al 1960”, e poi al provinciale, dove entrò nel 1956. Nel 1963, infine, ottenendo un brillantissimo successo personale, e facendo conseguire al PCI il quarto collegio in Calabria, venne eletto senatore. Componente della commissione giustizia, rimase a palazzo Madama una sola legislatura. Il partito, infatti, che andava assestandosi su posizioni più moderate di quelle del giovane Luigi Gullo e di suo padre, anche per colpire quest’ultimo, decise di non ricandidarlo.
Nel 1955, intanto, aveva cominciato le pubblicazioni di un mensile, Chiarezza, che, voce fuori dal coro, ha combattuto, avvalendosi di prestigiosissime firme, tra cui Concetto Marchesi, Jean Paul Sartre, Arturo Labriola, Tommaso Fiore e Renato Guttuso, importanti battaglie. Luigi Gullo teneva moltissimo a questo giornale, per il quale spese le sue ultime forze: l’ultimo numero della terza serie, infatti, uscì nel luglio del 1998, pochi mesi prima della sua morte. Ma tutte queste attività non indussero certo Luigi Gullo, divenuto, intanto, nel 1956, libero docente di diritto penale presso l’Università ‘ La Sapienza di Roma, a trascurare la libera professione. Al contrario, egli, lavorando con grandissimo impegno, ebbe un’attivissima vita professionale, partecipando, in più di cinquanta anni d’attività, a oltre tremila processi, alcuni anche definibili, senza dubbio, storici; tra questi si possono ricordare, a semplice titolo di esempio, quello per la strage di piazza Fontana e quello per il rapimento del giovane Paul Ghetty jr. Amante dei libri e della lettura – la sua biblioteca conta oltre 14.000 volumi, per la sua grande cultura e specchiata personalità venne eletto, nel 1977, presidente dell’Accademia cosentina. Più volte riconfermato, mantenne tale carica fino alla morte, sopraggiunta nel settembre del 1998”. Dalla vicenda umana, politica e professionale di Fausto e Luigi Gullo, emergono passione e rigore, di cui il libro di Aprile si fa vettore: un libro che “trasmette il senso della coscienza critica che deve connotare la mission dell’avvocatura”, ha sottolineato Ornella Nucci. “Avvocatura che – ha argomentato Roberto Le Pera – in questo momento è ferita, anche da un certo sentimento sociale. Un’avvocatura orfana delle spalle larghe di Fausto e Luigi Gullo, i quali, però, hanno lasciato traccia nell’insegnamento di quelli che sono i maestri, i nostri maestri di questa professione”, la cui funzione è essennziale per riaffermare una civiltà giuridica che dia il giusto respiro alla dialettica processuale, che certe tendenze vorrebbero fosse compressa, e che mostri fermezza valoriale di fronte ai preoccupanti segnali che un giustizialismo orientato a colpire soprattutto i settori più deboli della società lancia quotidianamente. In questo senso, ha affermato il magistrato Biagio Politano, a cui è stata data la parola verso la fine della manifestazione, è “necessaria una nuova alleanza tra avvocati e magistrati”, finalizzata a riportare la serenità e, quindi, le adeguate garanzie di equilibrio, efficenza ed equità in un settore che riguarda ogni cittatina e ogni cittadino di questo Paese.
Occorre anelare, anzi, occorre giungere a questo obiettivo: si deve … Si può!



