HomePoliticaConte a Cerisano rilancia il fronte...

Conte a Cerisano rilancia il fronte progressista dal Sud: la Calabria laboratorio tra suppletive e amministrative

Il Mezzogiorno come terreno sul quale misurare la credibilità di una futura alternativa di governo, la Calabria come laboratorio politico e due appuntamenti elettorali già cerchiati in rosso: le suppletive di Reggio Calabria e, più avanti, le amministrative di Cosenza. Giuseppe Conte arriva a Cerisano e, prima ancora di allargare il campo allo scontro nazionale con Giorgia Meloni, lascia sul tavolo una serie di indicazioni destinate a pesare anche sugli equilibri calabresi.

Il presidente del Movimento 5 Stelle si trova nel borgo alle porte di Cosenza per la giornata dedicata all’Europa e al Mezzogiorno promossa dall’europarlamentare Pasquale Tridico. Ed è proprio dal Sud che Conte sceglie di partire. “Oggi siamo qui in questo borgo, in questo palazzo che è diventato un hub culturale pienamente recuperato, peraltro lo diciamo coi fondi del PNRR, per dare un segnale forte: il Sud deve poter ripartire”, afferma il leader pentastellato. “Il Sud deve poter recuperare quel gap che ha accumulato nei confronti di altre aree del nostro Paese che sono più avvantaggiate per quanto riguarda le infrastrutture materiali e immateriali”.

Giovani e lavoro per costruire il futuro in Calabria

È soprattutto sul destino delle nuove generazioni che Conte insiste. Il problema, sostiene, non è semplicemente creare lavoro ma restituire ai ragazzi meridionali la possibilità di scegliere se partire oppure restare. “Nel Sud ci sono tante risorse”, dice ricordando anche il lavoro svolto da Pasquale Tridico e dagli europarlamentari. L’obiettivo deve essere quello di restituire a questa terra “l’entusiasmo di un riscatto e anche la rivendicazione di una dignità che passa dal punto di vista esistenziale, culturale, del lavoro, della possibilità di crescita”.

La prospettiva politica si intreccia con il futuro della regione: “Avere la possibilità di scegliere di rimanere qui per perseguire i propri sogni, lo dico soprattutto ai giovani, piuttosto che dover emigrare in una situazione di oggettiva difficoltà per cercare di recuperare un po’ di dignità sociale e quindi lavorativa”. Da Cerisano, dunque, Conte prova a legare la questione meridionale alla prospettiva di governo della coalizione. “Portare l’Europa qui significa dare la possibilità a tutto il Sud di intravedere delle vie di sviluppo, delle vie di crescita culturale, crescita turistica, crescita sul piano della produzione e della redistribuzione della ricchezza, che è quello che sarà il nostro obiettivo quando andremo al governo”.

La sfida di Reggio Calabria come test per la maggioranza

La politica calabrese passa comunque da Reggio Calabria, dove la battaglia per il seggio parlamentare lasciato vacante si è intrecciata con la frattura apertasi nel centrodestra e con la presenza di un candidato riconducibile all’area di Roberto Vannacci. Conte evita di trasformare il voto reggino in una prova generale nazionale e mette subito un argine a qualsiasi lettura di questo tipo. “Le suppletive a Reggio sono un fatto specifico, limitato a Reggio, non sono un test”, premette.

Subito dopo, però, introduce una distinzione che sposta tutto il peso politico della consultazione sull’altra coalizione: “Sicuramente abbiamo visto che c’è anche un candidato di Vannacci: è un test soprattutto per il centrodestra”. Il riferimento è alla partita che si sta aprendo nello Stretto, dove la presenza dell’area vannacciana aggiunge un elemento di competizione all’interno dello stesso bacino elettorale della destra. Conte resta comunque prudente sulle conseguenze nazionali del risultato: “Per quanto mi riguarda sapete come la penso e l’ho sempre detto: quando ci sono degli appuntamenti elettorali che sono molto specifici e territoriali non ne trarrei mai un’indicazione generale a livello nazionale. Credo che sia sbagliato proprio come impostazione”. Una linea che consente al leader M5S di tenere la consultazione reggina dentro il suo perimetro locale, ma contemporaneamente di indicarla come una verifica dei nuovi rapporti di forza nel centrodestra calabrese.

Verso le amministrative di Cosenza e il ruolo di Anna Laura Orrico

Se Reggio rappresenta l’immediato, Cosenza guarda già alle amministrative del 2027. La domanda inevitabile riguarda Anna Laura Orrico, deputata e coordinatrice regionale del Movimento 5 Stelle, indicata tra i possibili nomi da spendere nella futura partita per Palazzo dei Bruzi. Conte non mette candidature sul tavolo, ma le parole utilizzate nei confronti della parlamentare sono chiare: “Anna Laura Orrico è una persona capacissima, è una nostra coordinatrice regionale, lavora con noi alla Camera, la conosco benissimo, quindi ha tutta la nostra stima, tutta la nostra considerazione”.

L’investitura, almeno per ora, si ferma qui. Il presidente pentastellato non vuole che la costruzione della coalizione parta dalla spartizione dei candidati. “In questo momento non mi vedrete mai porre anticipatamente come condizione che sia un nostro candidato in nessun luogo, non l’abbiamo mai fatto”. Ed è proprio questo il messaggio indirizzato agli alleati calabresi: prima il progetto, poi i nomi. “A differenza di come veniamo dipinti e spesso tratteggiati, noi siamo in funzione di un progetto serio progressista e quindi prima delle persone vengono i programmi, prima delle nostre ambizioni personali viene quello che è un disegno, un progetto politico di cui possano beneficiare tutte le forze di coalizione progressiste e ovviamente le comunità locali”. Nessuna candidatura ufficiale, dunque, ma un riconoscimento pubblico che entra nel dibattito sul futuro assetto del centrosinistra cosentino.

Dai programmi nazionali all’attacco all’esecutivo

Lo schema vale per Cosenza e vale, soprattutto, per la costruzione dell’alternativa nazionale. Conte respinge l’idea che il centrosinistra sia già immerso nella battaglia sulle primarie e sulla scelta del candidato premier. “Il fronte progressista non si interroga sulle primarie, siete voi giornalisti che ci dite ogni giorno delle primarie”, afferma. La priorità è il programma. Il Movimento chiuderà il proprio percorso il 19 e 20 settembre a Milano con Nova, per poi aprire il confronto con le altre forze politiche. “Ci stiamo dedicando al programma, abbiamo fatto un grande percorso nel Movimento 5 Stelle da mesi. Un attimo dopo ci confronteremo per definire quello che è un programma condiviso, che sarà il caposaldo del progetto alternativo di governo per mandare a casa la Meloni”. E anche sui termini scelti prende le distanze: “Campo largo è una vostra espressione, la usate tutti i giorni, mi sono rassegnato anch’io. Io preferisco campo progressista, perché campo largo è una misura quantitativa di estensione; campo progressista significa che c’è un programma coerente, solido, alternativo a chi ci sta governando”.

L’affondo sul governo segna un cambio nei toni. Secondo Conte, Giorgia Meloni può celebrare i risultati del suo esecutivo “in compagnia delle industrie militari, in compagnia dei fondi di investimento internazionali, in compagnia delle banche, in compagnia delle aziende energetiche e tutti i poteri forti che con lei sono prosperati”. Per i cittadini, sostiene, il bilancio sarebbe opposto: “Gli italiani non hanno nulla da festeggiare perché addirittura l’inflazione è aumentata tantissimo, la spesa alimentare, le buste paga sono sempre più leggere, la pressione fiscale è aumentata. Questo è il governo delle tasse, questo è il governo della propaganda, deve andare a casa”.

Infine, il fenomeno legato a Roberto Vannacci assume un peso rilevante alla vigilia della sfida elettorale di Reggio. “Dovrebbe preoccupare più il centrodestra”, osserva Conte, prima di muovere l’accusa politica: “A me certo preoccupa un partito che sta crescendo con chiari richiami a ideologie fasciste, un partito che sta crescendo anche cercando di aizzare la popolazione ad assumere atteggiamenti di discriminazione, addirittura razzisti”. Per il leader M5S, l’ascesa dell’area vannacciana evidenzia le difficoltà della maggioranza: “È anche un partito che ci interroga sui fallimenti di Meloni e di chi è al governo, perché se Meloni non avesse tradito le promesse che ha fatto durante la campagna elettorale, se avesse mantenuto fede alle aspettative che aveva suscitato, non avrebbe creato lo spazio politico su cui oggi sta prosperando Vannacci con il suo partito”.

Da Cerisano parte così un messaggio che unisce le dinamiche europee, nazionali e locali. Il confronto prova a spostarsi dai nomi ai programmi, posizionando Reggio Calabria come banco di prova e avviando le prime manovre per Cosenza 2027.