Nessuna autorizzazione concessa e carico ancora bloccato in Calabria. I 17 container fermi presso lo scalo di Gioia Tauro, contenenti acciaio per uso bellico e diretti in Israele, non ripartiranno a breve. L’europarlamentare Mimmo Lucano si è recato per la seconda volta nello scalo marittimo calabrese con l’obiettivo di fare luce sul transito di materiale a doppio uso destinato ufficialmente al porto di Haifa.
L’iniziativa del parlamentare europeo giunge a seguito di una serie di notizie non verificate apparse sui media, secondo cui alcune verifiche giudiziarie avrebbero già dato il via libera al trasferimento del carico verso il Pireo.
Le dichiarazioni sulla procedura in corso e i rapporti commerciali
Nel corso del sopralluogo, condotto assieme a Peppe Marra in rappresentanza dei sindacati USB e Orsa Porti e a Patrizio Maugliani di BDS Calabria, sono stati chiesti chiarimenti diretti ai funzionari dello scalo.
«In qualità di europarlamentare, per accertarmi che l’Italia non sia complice del genocidio del popolo palestinese consentendo l’invio di container contenenti materiale bellico verso Israele, oggi, insieme a Peppe Marra, in rappresentanza dei sindacati USB e Orsa Porti, e Patrizio Maugliani di BDS Calabria, mi sono recato al porto di Gioia Tauro per effettuare una visita e chiedere chiarimenti urgenti. Le autorità doganali hanno dato conferma ufficiale che il materiale contenuto nei container sia acciaio Dual Use, pertanto non abbiamo più dubbi. Inoltre, le autorità doganali ci hanno riferito che i container sono stati sottoposti a procedura catch-all per verificare l’uso dell’acciaio e che, fino all’arrivo della documentazione UAMA, i container resteranno nel limbo dell’attesa. E noi con loro».
A margine della visita, l’ex sindaco di Riace ha ribadito l’intenzione di monitorare costantemente la situazione, ponendo l’accento sulle implicazioni etiche e politiche della vicenda.
«Temo che l’irresponsabilità dei governi stia ipotecando i diritti fondamentali, circoscrivendoli a “questioni residuali”, come se ciò che sta avvenendo in Palestina fosse marginale e non meritasse di essere un tema centrale per l’agenda dei governi. Eppure assistiamo a uno scenario in cui la violenza efferata divora il diritto di esistere di un intero popolo. È nostro dovere ribellarci. Non possiamo accettare che il Governo italiano continui ad avere rapporti commerciali con lo Stato di Israele. Non possiamo permettere che i porti europei siano strumenti di guerra».



