Un fotogramma eterno, di quelli rimasti impressi nella memoria collettiva di un’intera comunità, trova ora forma permanente. L’immagine di Massimo Palanca pronto a battere il calcio d’angolo con il suo sinistro imprevedibile si trasforma in una scultura collocata nell’area della biglietteria dello stadio “Nicola Ceravolo”. Un tributo arrivato a tre anni di distanza dal ritiro ufficiale della maglia numero 11, celebrato alla presenza di tifosi, rappresentanti delle istituzioni e vecchie glorie del club come Adriano Banelli, insieme al presidente Floriano Noto.
L’ex fuoriclasse giallorosso ha accolto l’opera con il consueto spirito pragmatico e ironico: “Sono rimasto un po’ perplesso, a dire la verità, perché di solito le statue vengono dedicate a persone che non ci sono più. Spero che questa mi porti lunga vita e, soprattutto, che possa essere davvero un simbolo di unione”.
L’iconica traiettoria del numero 37
L’installazione artistica trae spunto dal celebre scatto di Totino, che ritrae l’attaccante nei pressi del vertice del campo con alle spalle la Curva Ovest e lo striscione “O’ Rey, imperatore della Ovest”. Da quella mattonella, Palanca riuscì a siglare ben 13 reti direttamente dalla bandierina, sfruttando la precisione del suo calzatura numero 37, il vento della Sila e il lavoro di disturbo in area dei compagni, tra cui Claudio Ranieri.
L’impresa viene tuttavia ridimensionata con modestia dallo stesso protagonista: “Mi si riconosce soprattutto per i gol segnati su calcio d’angolo. È vero che tredici sono andati a buon fine, ma ne avrò battuti migliaia: la percentuale è molto bassa. Forse anche per questo il dato è ancora più significativo”.
Un’eredità che guarda al futuro delle Aquile
Oltre al valore celebrativo, l’auspicio di Palanca è che la scultura rappresenti un punto di riferimento per l’intero ambiente: “Vorrei che diventasse il simbolo dell’unione tra tutte le componenti della città: la società, la squadra e soprattutto i tifosi. Quando le cose vanno bene non c’è bisogno di simboli. Questo, invece, può rappresentare l’unità anche quando le cose non vanno troppo bene”.
Un legame indissolubile quello tra l’ex calciatore e la terra calabrese, sviluppatosi negli anni cruciali della sua carriera: “La sento come una città mia. Sono stato marchigiano fino a venti, ventuno anni; poi sono sceso in Calabria ed è cambiato tutto. Sono diventato calabrese e, in particolare, catanzarese”. Un pensiero va infine al corso attuale della squadra e all’inserimento dei giovani talenti come Cisse, Favasuli e Liberali: “La famiglia Noto ci ha abituati a partenze un po’ lente: dobbiamo avere fiducia che le cose si sistemeranno”.
Il museo diffuso “13 di 11”
L’opera svelata al “Ceravolo”, voluta dall’associazione “Nuova Mente”, costituisce solo il primo tassello del progetto turistico-culturale “13 di 11”. L’iniziativa prevede la collocazione di altre dodici sculture in punti strategici della città, dal porto agli affacci panoramici, per ripercorrere idealmente ciascuna delle marcature realizzate da fermo dall’iconico numero 11. Realizzata in Toscana ma rifinita a Catanzaro, la struttura è completata da un murale a firma dell’artista locale Vincenzo Rotundo, in arte Zeus.



