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Monsignor Savino: “Il futuro della Chiesa dipende dalla disponibilità a lasciarsi formare dal Signore”

“Il futuro della nostra Chiesa non dipenderà anzitutto dal numero delle iniziative che sapremo organizzare. Dipenderà dalla nostra disponibilità a lasciarci continuamente formare dal Signore”. Con queste parole monsignor Francesco Savino ha tracciato la rotta a conclusione dei lavori dell’assemblea ecclesiale della diocesi di Cassano, centrata sul tema “formare alla Liturgia e lasciarsi formare dalla Liturgia”. Una riflessione che punta a ridefinire le priorità della vita comunitaria, mettendo al centro la trasformazione interiore e spirituale rispetto all’attivismo organizzativo.

Interrogativi per la vita delle comunità

A margine dei lavori, il presule ha consegnato una serie di domande destinate a sollecitare la coscienza dei fedeli e la vita quotidiana delle parrocchie: “Stiamo diventando ciò che celebriamo? Stiamo diventando realmente il Corpo che riceviamo? L’Eucaristia sta rendendo le nostre comunità più fraterne? La Parola che ascoltiamo sta cambiando il nostro modo di parlare e di giudicare? Il Pane spezzato sta educando la nostra vita al dono? La comunione celebrata sta diventando capacità di accoglienza, di perdono e di corresponsabilità?”. Una sollecitazione a verificare se la prassi rituale riesca a incidere concretamente nei rapporti umani e nelle decisioni di ogni giorno.

La pazienza del cammino e il richiamo alle fonti

Scoprire che il percorso di crescita spirituale richiede tempo non deve tuttavia scoraggiare. “Non dobbiamo avere paura se scopriamo che il cammino è ancora lungo. La liturgia stessa ci insegna la pazienza. Ogni domenica il Signore ci richiama alla sua mensa perché sa che abbiamo bisogno di ricominciare”, ha rimarcato il presule cassanese.

Un passaggio centrale dell’intervento ha riguardato l’Eucaristia come cuore pulsante dell’esperienza cristiana. Richiamando la catechesi sul mistero eucaristico di Papa Leone XIV, monsignor Savino ha sottolineato un invito preciso: “Attingiamo con fede a questa fonte di vita divina e lasciamoci trasformare dal mistero che celebriamo”.

L’eredità di sant’Agostino e il senso dell’Eucaristia

Per comprendere appieno il significato del lasciarsi plasmare dalla liturgia, la riflessione si è spinta fino all’insegnamento patristico. È stato ricordato come Papa Leone XIV, nella catechesi del 24 giugno, abbia ripreso le parole rivolte da sant’Agostino ai neofiti: «siate ciò che vedete, e ricevete ciò che siete».

Il pontefice ha esplicitato questo principio ricordando che, attraverso l’ascolto della Parola e l’accoglienza del sacramento, si giunge a diventare ciò che si riceve. Una prospettiva che richiede umiltà e consapevolezza dei propri limiti. “Lasciamoci trasformare. Lasciamo che Cristo dia forma alle nostre comunità. Lasciamo che l’Eucaristia ci insegni, domenica dopo domenica, a vivere da fratelli e sorelle. Non celebriamo perché siamo già una comunità perfetta”, ha concluso il presule.