La situazione dell’assistenza sanitaria sul territorio calabrese torna al centro del dibattito politico e mediatico a seguito dei disservizi che hanno coinvolto un gruppo di pazienti nefropatici nell’area reggina. Sulla vicenda dei circa trenta cittadini rimasti senza la struttura di riferimento dopo il mancato accreditamento del centro privato San Giorgio di Pellaro è intervenuto l’assessore al Welfare della Regione Lombardia, Guido Bertolaso, nel corso della trasmissione Filorosso condotta da Antonino Monteleone su Rai 3.
Le criticità nella programmazione e le origini dei problemi gestionali
Nel corso del suo intervento televisivo, Bertolaso ha evidenziato le difficoltà strutturali che condizionano il sistema sanitario locale. “La Calabria si porta dietro un’eredità pesante fatta di anni di gestione poco organizzata, spesso clientelare, in cui la sanità non è stata governata secondo criteri di competenza e programmazione”, ha dichiarato l’assessore al Welfare della Regione Lombardia.
Il quadro delineato mette in luce le responsabilità accumulate nel corso del tempo riguardo alla guida delle strutture e alla selezione della dirigenza. “Per troppo tempo alcune realtà sanitarie sono state condizionate dalla politica e affidate a manager che, in molti casi, non avevano le competenze necessarie per gestire servizi così complessi. Oggi le cose stanno cambiando, ma ci portiamo ancora dietro conseguenze molto pesanti”, ha aggiunto Bertolaso.
L’impatto sui pazienti dializzati e le soluzioni organizzative
I ritardi e l’interruzione dei servizi hanno causato notevoli disagi ai cittadini necessitanti di cure periodiche ed essenziali, costretti a rivolgersi alle strutture d’urgenza o ad affrontare sessioni di trattamento durante le ore notturne presso il Grande Ospedale Metropolitano di Reggio Calabria.
Secondo l’esponente della giunta lombarda, il contesto attuale offre opzioni tecniche e gestionali idonee ad evitare simili disservizi nei confronti dei cittadini. “È assolutamente assurdo che pazienti dializzati debbano vivere situazioni di questo tipo. Oggi esistono unità mobili, modelli organizzativi e strumenti che consentono di affrontare emergenze del genere con relativa facilità. Una terapia salvavita non può dipendere da ritardi burocratici o da una programmazione inefficace”, ha proseguito Bertolaso.
Il nodo dell’accreditamento e la continuità assistenziale
La chiusura del presidio privato di Pellaro e la conseguente emergenza assistenziale hanno riproposto il tema del soddisfacimento del fabbisogno sanitario della popolazione residente.
La presenza consolidata della struttura sul territorio avrebbe dovuto spingere verso una pianificazione preventiva degli interventi necessari a tutelare i malati. Bertolaso ha infatti ricordato che la struttura privata interessata “aveva continuato a operare per anni proprio perché era stata riconosciuta l’esistenza di un fabbisogno assistenziale sul territorio. Per questo è ancora più incomprensibile che non si sia riusciti a trovare per tempo una soluzione in grado di garantire continuità di cura ai cittadini”.



