Si chiude definitivamente il contenzioso istituzionale sui sottosegretari alla Regione Calabria. Con una decisione che conferma gli orientamenti precedenti, il Consiglio di Stato ha respinto in via definitiva il ricorso d’appello presentato dalla Regione Calabria, mettendo la parola fine al progetto di istituzione delle nuove figure politiche.
Una pronuncia che fa esultare i consiglieri di minoranza in Consiglio regionale, i quali fin dal primo momento avevano aspramente contestato l’iniziativa della giunta guidata dal presidente Roberto Occhiuto, definendola un tentativo di allargare la base di potere a spese della collettività.
La presa di posizione dell’opposizione: “Basta con le poltrone”
La reazione della minoranza non si è fatta attendere. Attraverso una nota congiunta, i consiglieri di opposizione hanno ribadito con forza la bontà delle proprie battaglie politiche condotte nei mesi scorsi, sia all’interno dell’Aula consiliare che all’esterno:
“I soldi dei calabresi non possono essere utilizzati per moltiplicare le poltrone e tenere in piedi una maggioranza che traballa. Adesso è arrivato il momento di dire finalmente basta e mettere fine a questa vicenda incresciosa.”
Secondo l’opposizione, l’obiettivo del provvedimento era unicamente quello di distribuire incarichi e rimpinguare gli equilibri di una coalizione di centrodestra definita “barcollante” e priva di coesione reale.
L’appello al Presidente Occhiuto e il nodo delle risorse
Alla luce del pronunciamento dei giudici amministrativi, la minoranza chiede ora un immediato cambio di passo istituzionale:
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Il ritorno in Aula: L’invito rivolto al presidente Roberto Occhiuto è quello di farsene una ragione e di chiudere formalmente la pagina a livello istituzionale, voltando pagina dopo aver percorso ogni via legale possibile.
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La destinazione dei fondi: Il tema centrale resta economico e sociale. In un momento di forte difficoltà per famiglie e imprese calabresi — evidenziato dalle tensioni e dalle proteste di piazza di questi giorni —, i consiglieri chiedono che le risorse pubbliche vengano convogliate a sostegno del tessuto produttivo e sociale regionale, anziché alimentare quello che definiscono senza mezzi termini un “poltronificio”.
La palla passa ora al Consiglio regionale, chiamato a recepire formalmente lo stop definitivo imposto da Palazzo Spada.



