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A Cosenza, per un momento…

Che cos’è un supereroe? Trovare una risposta a questa domanda può sembrare lapalissiano, ma in realtà è una delle risposte più difficili da dare perché, pur non volendo, quando si parla di supereroe entra in gioco la soggettività. Per ognuno di noi qualunque persona può essere un eroe o un antieroe ma ci sono delle figure, più di altre, che anche se non le hai “toccate con mano” entrano a far parte della tua storia e non ne escono più diventando simboli, speranze, ricordi o stelle alle quali rivolgersi nei momenti di difficoltà.

Se dovessimo rispondere istintivamente a questa domanda si penserebbe subito ai fumetti di cultura pop che dalla fine dello scorso secolo hanno accompagnato i più piccoli fino all’età adulta ma – razionalmente – credere a qualcuno che sorvoli i cieli o ondeggi tra i palazzi tessendo le proprie ragnatele sopra di noi per vigilare sulle nostre vite diventa difficile; eppure quando ci troviamo in difficoltà il nostro sguardo viene rivolto istintivamente verso quell’infinito tappeto azzurro alla ricerca di quella stella luminosa a cui rivolgerci per cercare conforto.

Se dovessi pensare alla figura che più si avvicina all’ideale del supereroe, mi viene in mente lo sport (soprattutto quello di un tempo) e gli sportivi che con le loro “tutine sono pronti alla battaglia per difendere la loro gente”. Ecco, nella serata di ieri sera, durante la presentazione del Cosenza calcio, per qualche minuto è sembrato che i supereroi di Cosenza fossero uguali per tutti. Accompagnato dalle parole del giornalista Sky Gianluca Di Marzio (ospite speciale della serata rossoblù – gianlucadimarzio.com) tutto il pubblico presente ha rivolto almeno una volta lo sguardo verso il cielo (come a cercare proprio un supereroe), chi con una lacrima che scavava il viso e chi con un sorriso amaro nel ricordo di chi è stato scippato troppo presto della vita e ancora in cerca di verità, per cercare nella notte delle stelle – San Lorenzo – quelle più luminose e credere, anche solo per un momento, che quelle parole venivano ascoltate anche da chi non poteva essere presente fisicamente ma attraverso la memoria di un’intera città.

Ieri sera, con le parole di Gianluca Di Marzio, per qualche minuto Cosenza ha ritrovato i suoi supereroi o se vogliamo le sue quattro stelle (sportive) che non smetteranno mai di brillare.

La lettera di Gianluca Di Marzio

Ho pensato tanto in questi giorni a cosa davvero Cosenza rappresentasse per la mia famiglia e soprattutto per me. E ieri notte, prima di addormentarmi, ho deciso di scrivere queste poche righe. Se me lo permettete, le leggo, sperando di non emozionarmi troppo.

Cosenza per me è U Cusenza.

Quel boato “lupi lupi” che partiva dalla Tribuna B e risuonava per tutto lo stadio. Si sentiva la terra tremare! Quella formazione che era una cantilena: Simoni, Marino, Giansanti, Castagnini, Schio, Giovannelli, Galeazzi, Bergamini, Lucchetti, Urban, Padovano. Allenatore signor Gianni Di Marzio.

Quell’amore a distanza che non si è mai spezzato neanche nei momenti più duri, perché il primo risultato da chiedere era sempre «Ma che ha fatto il Cosenza? Adesso chiamiamo subito giù per sapere come hanno giocato».

Cosenza è per me…
Lo striscione con la Nocerina “Mai più prigionieri di un sogno”
E poi “L’uomo del monte ha detto B”
Padre Fedele in Curva
I Nuclei sconvolti
Io ragazzino che stavo vicino alla panchina e conoscevo i cori degli ultrà a memoria
Il ritorno di notte da Monopoli: pioveva, ma tuto lo stadio era pieno
Le lacrime mie e di mia madre quando papà andò via all’improvviso dopo la promozione

E poi…
Le camicie a fiori e il pizzetto che portavo per imitare Padovano
I calcioni presi da Urban a Salerno e quella vittoria incredibile al “Vestuti”: quante volte me l’hanno raccontata Ferroni e Gigi Simoni, la squadra che arrivò allo stadio 40 minuti prima del fischio d’inizio nelle camionette della polizia perché all’esterno dello stadio era tutto bloccato dai tifosi avversari
La limonata di Iazzolino, il magazziniere del “San Vito” insieme a Roberto Loria
La scritta “Marinoooo” negli spogliatoi perché Cicco era il bersaglio preferito di papà

Cosenza è per me… anche dolore tristezza, rabbia.
Le tante anime buone che hanno perso la vita lungo la strada rossoblù: il prof. Giancarlo Rao, il presidentissimo Carratelli e, l’ultimo a lasciarci, Santino Fiorentino. E i tre simboli di eterno amore infinito: Massimiliano Catena, Gigi Marulla e Denis Bergamini, per il quale ancora oggi tutti noi chiediamo verità e giustizia!

Come non ricordarsi i ritiri di Vipiteno e Bressanone. Il Motel Agip dove la squadra andava in ritiro – quanti spaghetti al pomodoro e crostate ho mangiato in quell’albergo, la domenica alle 11, insieme ai giocatori, perché volevo sentirmi uno di loro. E ricordo anche la chiesa dove andavamo a messa, proprio vicino il Motel Agip.
Il giornalino – forse erano due – che usciva quando la squadra giocava in casa
Il cinema dove i ragazzi andavano al sabato e da dove Denis uscì per l’ultima volta in questa città, la sua città. La folla incredibile ai suoi funerali e a quelli di Gigi e Massimiliano. Io ero piccolino, però ricordo quei momenti come se fosse adesso.

Cosenza è per me…
La porta carraia del San Vito, dove una volta aspettammo il pullman della squadra avversaria perché quello del Cosenza doveva entrare sempre per ultimo, e per scaramanzia papà fece fermare il pullman davanti la porta carraia.
Le critiche dopo i pareggi in trasferta, la media inglese e la politica dei piccoli passi
Quelli che contestavano e contestano sempre e comunque, ma sotto sotto lo fanno per troppo amore
L’amicizia di tante persone vere, il rifugio sicuro nelle emergenze: per esempio durante il Covid, non dimenticherò mai come papà e mamma sono stati protetti al Virginia

E poi la soppressata e le melanzanine sott’olio, cibo prelibato e le piacevoli compagnie, sempre a parlare di Cosenza, alle prese con la tribolazione di annate sofferte, salvezze insperate, promozioni emozionanti e delusioni cocenti, ma sempre a testa alta, pronti ad azzannare subito, di nuovo come i veri lupi.

Cosenza è infine…
un sogno bellissimo: quello di vederla un giorno in A, con il palo di Lombardo che non trema più e una città e una provincia pazze di gioia.

Io ve lo auguro con tutto il mio cuore e sono sicuro che succederà. Perché lassù qualcuno vi ama e sempre di amerà.