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Sulla Rai speciale TG1 sulla Calabria: il reportage realizzato da Ricucci prima di morire

E’ stato sul campo fino all’ultimo dei giorni Amedeo Ricucci, 63 anni, nato a Cetraro, in provincia di Cosenza, storico inviato della Rai. L’ultimo suo giorno di vita (l’11 luglio del 2022) era a Reggio Calabria per un servizio sulla ‘ndrangheta.

Ricucci, che da tempo combatteva contro un male svelatosi incurabile, fu inviato di Professione Reporter, Mixer, TG1 e La Storia siamo noi, seguendo i più importanti conflitti degli ultimi vent’anni, dall’Algeria al Kosovo, dall’Afghanistan all’Iraq. Era con Ilaria Alpi e Miran Hrovatin nel viaggio in Somalia, che nel 1994 si concluse con l’uccisione della giornalista del TG3 e del suo cameraman. Era presente anche al momento dell’uccisione del fotografo del Corriere della Sera, Raffaele Ciriello, avvenuta a Ramallah nel 2002. Su questo episodio ha pubblicato su questo episodio il libro “La guerra in diretta – Iraq, Palestina, Afghanistan, Kosovo. Il volto nascosto dell’informazione televisiva”.

Nel settembre 2011 aveva creato il blog Ferri Vecchi e dal 2013 era entrato nella redazione di Speciale TG1. Nel 2013 fu sequestrato in Siria, assieme ad altri tre giornalisti italiani ad opera del Fronte al-Nuṣra. I quattro furono liberati dopo 11 giorni dopo che era stato mantenuto il silenzio stampa per tutta la durata del sequestro.

Questa sera l’ultimo suo lavoro «Calabria, bianco e nero» sarà trasmesso alle 23.10  su Rai1 per Speciale Tg1. Un reportage, per forza di cose incompleto, su cui i colleghi della sua redazione hanno lavorato cercando di rispettare le intenzioni dell’autore.

Architrave di questo racconto complesso, non solo l’inchiesta giornalistica ma anche
l’indagine sociale, che punta a svelare codici, comportamenti, valori che albergano nelle famiglie di ‘ndrangheta.