Il governo ha deciso di ritirare l’emendamento alla legge di bilancio che prevedeva un aumento dello stipendio per i ministri e i sottosegretari non parlamentari.
La decisione, stando alle dichiarazioni riportate, è stata presa per “evitare inutili polemiche” su una questione che, secondo quanto affermato, creerebbe una disparità di trattamento non accettabile in altri contesti lavorativi.
Le ragioni della proposta e il dietrofront
L’emendamento mirava a equiparare il trattamento economico dei ministri e sottosegretari non eletti in Parlamento a quello dei parlamentari, riconoscendo loro i rimborsi spese. Questa disparità, secondo quanto riferito, era in vigore da oltre due anni e sarebbe rimasta tale fino alla fine della legislatura.
Il Ministro Crosetto ha espresso la sua opinione sulla questione, definendo “assurdo” dare adito a polemiche su un emendamento che mirava a parificare il trattamento economico tra ministri e sottosegretari non parlamentari e deputati, specialmente in merito ai rimborsi spese. Pur non ritenendo “giusto” che un ministro degli interni o della difesa debba avere un trattamento diverso rispetto a un suo sottosegretario, Crosetto ha sottolineato che la questione non ha mai suscitato particolare interesse né in lui né nei suoi colleghi.
Nonostante ciò, la decisione di ritirare l’emendamento è stata presa per “evitare inutili polemiche”, riconoscendo implicitamente la delicatezza politica della questione e la potenziale impopolarità di un aumento degli stipendi per la classe politica in un momento economico complesso.



