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Lamezia, padre uccide il figlio dopo anni di minacce: «Non ce la facevo più»

Non è stato un gesto d’impeto, ma il tragico epilogo di un tormento familiare che si protraeva da anni. Francesco Di Cello, ascoltato oggi nel tribunale di Lamezia, ha ammesso di aver sparato al figlio Bruno, colpendolo al volto con un solo colpo di pistola.

È accaduto venerdì mattina, nei pressi dell’abitazione in località Marinella, dove il trentenne viveva da solo.

Durante l’interrogatorio, l’uomo ha ripercorso i momenti immediatamente precedenti all’omicidio, rivelando il peso di una lunga crisi familiare fatta di liti, accuse, minacce continue e richieste insistenti di denaro. Secondo quanto riferito dal padre, quella mattina l’ennesimo scontro sarebbe nato per un guasto all’auto di Bruno, ma il malessere covava da tempo.

Bruno, privo di un’occupazione stabile, coltivava il sogno di entrare nel mondo dello spettacolo e della moda. Ma la distanza tra i suoi desideri e la realtà familiare era divenuta sempre più incolmabile. Su di lui gravava una condanna per estorsione, scaturita proprio da una denuncia presentata dai genitori. Un’escalation di comportamenti che, secondo i familiari, avrebbe distrutto la stabilità emotiva della casa.

La madre, imprenditrice agricola, insieme alla sorella e al fratello minori, avrebbe più volte cercato di arginare la tensione, senza riuscirvi. Un inferno domestico che venerdì mattina è esploso nella forma più estrema e definitiva: un figlio morto e un padre in stato di fermo.

Nelle prossime ore il giudice per le indagini preliminari si esprimerà sulla convalida del fermo. Intanto, per domani è prevista l’autopsia sul corpo di Bruno Di Cello. Una famiglia spezzata, che da anni lottava contro qualcosa di più oscuro di quanto apparisse all’esterno.