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Blitz dell’Ispettorato del lavoro nel Reggino: sospese otto attività tra edilizia e agricoltura

L’Ispettorato d’Area Metropolitana di Reggio Calabria ha coordinato una massiccia operazione di vigilanza sul territorio provinciale, concentrando l’attenzione sui settori a più alto rischio di irregolarità: l’edilizia e l’agricoltura. Il bilancio complessivo dell’attività ispettiva ha portato al monitoraggio ravvicinato di 15 cantieri edili sparsi nel territorio reggino, svelando uno scenario di diffusa illegalità che ha costretto gli ispettori a disporre la sospensione immediata delle attività per 8 realtà imprenditoriali. Nel solo centro urbano di Reggio Calabria gli interventi hanno riguardato tre distinti siti produttivi, all’interno dei quali le violazioni hanno spaziato dal lavoro sommerso alle carenze strutturali nei protocolli di sicurezza.

Sanzioni e irregolarità contrattuali nella città dello Stretto

Nel primo cantiere cittadino sottoposto a verifica, una ditta edile è stata immediatamente bloccata a causa dell’impiego di manodopera irregolare, accertando la presenza di un lavoratore in nero su 3 totali. Per poter revocare il provvedimento di sospensione, l’amministratore dovrà provvedere al pagamento di una somma aggiuntiva di 2.500 euro, a cui si somma una maxi-sanzione da 3.900 euro e le contestazioni per la mancata sottoposizione del personale alla visita medica obbligatoria e ai corsi di formazione sulla sicurezza.

La medesima sorte ha riguardato una seconda impresa edile del capoluogo, sanzionata e sospesa per aver impiegato in nero il 50% della forza lavoro presente. Anche in questo caso il riavvio è vincolato al versamento di 2.500 euro di quota aggiuntiva, alla maxi-sanzione di 3.900 euro e alle sanzioni previste dalle prescrizioni penali per l’omessa sorveglianza sanitaria.

Il caso della patente a crediti e i rischi di caduta dall’alto

Le situazioni più critiche dal punto di vista della tutela fisica degli operai sono emerse nel terzo cantiere ispezionato a Reggio Calabria e nell’area della Locride. Nel capoluogo, una ditta è stata allontanata dall’area dei lavori poiché sprovvista della necessaria patente a crediti, subendo la contestuale sospensione per la totale assenza di sistemi di protezione contro le cadute dall’alto. Il titolare dovrà sanare le prescrizioni tecniche, estinguere il reato con le sanzioni amministrative e pagare 3.000 euro di sanzione aggiuntiva insieme ai 2.000 euro legati alla carenza del titolo abilitativo.

Nella Locride, dove sono stati controllati due cantieri, gli ispettori hanno riscontrato nel primo caso un lavoratore in nero su 2, applicando il medesimo schema sanzionatorio da 2.500 euro più 3.900 euro di maxi-sanzione. Nel secondo cantiere della Locride, l’attività si è fermata unicamente per la mancata prevenzione del rischio di caduta nel vuoto, infrazione che comporta l’adempimento delle prescrizioni e il pagamento di una somma aggiuntiva di 3.000 euro.

I controlli nella Piana di Gioia Tauro e sulla fascia jonica

Lo spettro delle verifiche si è allargato alla Piana di Gioia Tauro e alla Fascia Jonica reggina, evidenziando altre tipologie di rischio normativo e ambientale. Nella Piana, gli ispettori dello IAM hanno interrotto le lavorazioni di un’impresa edile a causa di gravi violazioni legate al rischio elettrico, imponendo il pagamento di 3.000 euro oltre alle sanzioni estintive del reato. Lungo il versante jonico, invece, un’altra ditta edile ha subito il blocco delle attività per non aver consegnato ai propri dipendenti i dispositivi di protezione individuale indispensabili per lo svolgimento delle mansioni, ricevendo una sanzione di 3.000 euro.

Il monitoraggio non ha risparmiato il comparto agricolo, storicamente esposto alle piaghe del lavoro irregolare. Sempre nella Piana di Gioia Tauro, la task force ha fatto irruzione in un’azienda agricola riscontrando una situazione di totale illegalità contrattuale: 2 lavoratori presenti su 2 sono risultati completamente sconosciuti alla pubblica amministrazione. L’azienda agricola è stata colpita dal provvedimento di sospensione e il titolare sarà costretto a versare 2.500 euro di sanzione aggiuntiva, a cui si aggiunge una maxi-sanzione raddoppiata pari a 7.800 euro, oltre alle sanzioni per la mancata formazione e l’omessa sorveglianza sanitaria dei braccianti.