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Pisolini troppo lunghi? Potrebbero accorciare la vita: la sorprendente scoperta dei ricercatori

Un recente studio condotto da Chenlu Gao, ricercatore post-dottorato presso il Massachusetts General Hospital di Boston, e pubblicato in un supplemento online della rivista Sleep, getta nuova luce sulla relazione tra i pisolini diurni e il rischio di mortalità negli adulti di mezza età e negli anziani.

I risultati suggeriscono che pisolini diurni più lunghi sono associati a un aumento significativo del rischio di mortalità, sollevando interrogativi sulle attuali raccomandazioni in materia di sonno.

La ricerca ha esaminato i comportamenti legati al pisolino diurno in 86.565 partecipanti alla UK Biobank, tutti adulti di mezza età e anziani con un’età media di 63 anni (di cui il 57% di sesso femminile). I dati sono stati raccolti tramite actigrafia per un periodo di sette giorni, fornendo una visione dettagliata delle abitudini di sonno diurno.

I risultati dello studio sono stati sorprendenti: pisolini più lunghi, una maggiore variabilità nella loro durata e una percentuale più elevata di pisolini effettuati a metà giornata e nel primo pomeriggio sono stati tutti correlati a un incremento del rischio di mortalità. Questa associazione è rimasta significativa anche dopo aver corretto per importanti fattori confondenti come la demografia, l’indice di massa corporea, il fumo, il consumo di alcol e la durata del sonno notturno.

La durata media del pisolino rilevata nello studio era di 0,40 ore al giorno. Interessante notare che il 34% dei pisolini è stato registrato tra le 9:00 e le 11:00, con una distribuzione variabile nelle altre fasce orarie tra le 9:00 e le 19:00.

Gli autori dello studio evidenziano un punto di disaccordo con le attuali raccomandazioni dell’American Academy of Sleep Medicine, che suggeriscono riposini di 20 e 30 minuti nel primo pomeriggio. I risultati di questa ricerca, infatti, indicano rischi associati proprio ai pisolini effettuati a mezzogiorno e nel primo pomeriggio, aprendo la strada a ulteriori indagini per comprendere meglio queste discrepanze.

Lo studio sottolinea l’importanza di considerare i comportamenti del sonno diurno nella stratificazione del rischio di mortalità negli adulti. Tuttavia, gli autori riconoscono alcune limitazioni. L’actigrafia, pur essendo un metodo efficace per rilevare il movimento, non misura direttamente l’attività cerebrale. Questo potrebbe aver portato a classificare periodi di veglia tranquilla come sonno. Inoltre, la definizione di pisolino come sonno tra le 9:00 e le 19:00 potrebbe aver incluso in alcuni casi episodi di sonno notturno, influenzando la precisione delle misurazioni.

Durante il periodo di follow-up, durato fino a 11 anni, si sono registrati 5.189 decessi tra i partecipanti, pari al 6,0%.

Lo studio, supportato dall’Alzheimer’s Association e dalla Fondazione AASM, suggerisce che l’integrazione delle valutazioni del sonno diurno nelle pratiche cliniche potrebbe migliorare significativamente l’identificazione precoce dei rischi e favorire interventi personalizzati volti a promuovere la longevità. Questi nuovi dati evidenziano la necessità di una comprensione più approfondita dei meccanismi che legano il sonno diurno alla salute generale e alla mortalità.