Si assottiglia il numero delle parti civili nel procedimento relativo al tragico naufragio di Steccato di Cutro, che nel febbraio 2023 causò la morte di 94 migranti, tra cui 35 bambini, lasciando un numero ancora imprecisato di dispersi.
Il gup del tribunale di Crotone, Elisa Marchetto, ha deciso di non ammettere 25 richieste su un totale iniziale di 113. A restare in piedi sono 88 costituzioni di parte civile, incluse quelle dei superstiti e dei familiari delle vittime, che proseguiranno il loro percorso in aula.
Le accuse e gli imputati
Sul banco degli imputati ci sono sei militari: quattro della Guardia di Finanza e due della Guardia Costiera, a cui la Procura di Crotone contesta i reati di naufragio colposo e omicidio colposo plurimo. Lo scorso 26 maggio, i loro difensori avevano sollevato eccezioni contro 94 costituzioni, citando vizi formali e l’assenza di documentazione che provasse vincoli familiari con le vittime.
Chi è stato escluso
Tra gli esclusi, anche due cittadini pakistani, Hasab Hussein e Khalid Arslan, riconosciuti come scafisti del caicco naufragato e già condannati. Fuori anche diverse associazioni e partiti, tra cui Rifondazione Comunista, Arci nazionale, Mem.Med., Cittadinanza Attiva, Melting Pot e l’associazione Sabir, attiva nei soccorsi post-tragedia.
Chi è stato ammesso
Il giudice ha invece riconosciuto legittimità alle costituzioni di parte civile da parte di tutte le famiglie delle vittime e dei sopravvissuti. Inoltre, ammesse anche diverse Ong attive nei soccorsi in mare, come Emergency, Sos Mediterranee Italia, Sea-Watch, Sos Humanity, Mediterranea Saving Humans e la tedesca Handrbreit – Nautical Safety Solutions. Secondo il Gup, queste organizzazioni condividono una missione chiara: la tutela della vita umana in mare.
Prossimi sviluppi
Il procedimento proseguirà il 9 giugno con una nuova udienza preliminare. Non è ancora chiaro se in quella data sarà presa una decisione sul rinvio a giudizio dei sei militari coinvolti.



