HomeSanitàL'appello di un malato oncologico dall'ospedale...

L’appello di un malato oncologico dall’ospedale di Lamezia: “Il futuro sindaco si occupi della sanità”

La fase finale della campagna elettorale a Lamezia Terme è ormai giunta al culmine. Lunedì sera la città conoscerà il suo nuovo primo cittadino, colui o colei che emergerà vincitore dal ballottaggio. In questo momento cruciale, un appello risuona forte e chiaro, proveniente dal cuore di chi vive quotidianamente le sfide della nostra sanità.

“Quel che mi preme raccomandare al futuro sindaco, e questo è un appello che rivolgo dal profondo del cuore, è quello di essere una vera sentinella della nostra sanità.” Queste le parole di Igor Colombo, paziente oncologico, che scrive direttamente dal reparto di oncologia dell’Ospedale Giovanni Paolo II di Lamezia, mentre si sottopone all’ennesimo ciclo di chemioterapia.

La situazione nel reparto è critica: “Questa mattina nel reparto DH solo due infermieri devono fare, con tanta fatica, la spola tra la stanza degli uomini e quella delle donne per somministrare le cure a noi pazienti.” La carenza di personale, aggravata da infortuni che stanno mettendo a rischio la continuità stessa del servizio, mina il funzionamento di una struttura complessa e vitale. L’oncologia di Lamezia, infatti, non serve solo la città, ma accoglie degenti e pazienti da tutte le province calabresi, rappresentando un polo di “buona sanità”, come testimoniato dallo stesso Colombo, la cui storia è stata narrata anche su emittenti televisive nazionali e nei suoi libri.

Un’altra preoccupazione riguarda la chiusura, da diversi mesi, dell’UFA, la stanza dedicata alla preparazione dei chemioterapici. Nonostante le rassicurazioni dei vertici aziendali, i farmaci continuano ad arrivare da Germaneto, un sistema che, pur consentendo la prosecuzione delle cure, evidenzia una fragilità strutturale.

Igor Colombo rivolge un’esplicita richiesta ai candidati, la dottoressa Lo Moro e l’avvocato Murone: “Chi dei due sarà eletto sindaco, una delle prime cose che dovrà fare sarà quella di recarsi presso gli uffici dell’ASP per essere informati dai dirigenti stessi, della situazione effettiva dei reparti.” L’oncologia non è l’unico reparto a rischio: altri settori del Giovanni Paolo II sono attualmente minacciati di chiusura o accorpamento.

“Lancio questo appello da malato oncologico che vuole continuare a curarsi nella sua città perché qui ci sono i medici bravi ed all’altezza,” conclude Colombo. “Fate in modo tale che il mio appello non rimanga inascoltato. Che si battano i pugni sul tavolo perché troppo in passato abbiamo perso. La mia non sia una vox clamantis in deserto, ve ne prego.”

Un grido di speranza e dignità che la nuova amministrazione non potrà ignorare, per garantire il diritto alla salute e la continuità delle cure a tutti i cittadini.