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Pietro Comito ottiene la verità: il procuratore Curcio fa chiarezza sull’indagine ad Occhiuto

Un vero professionista dell’informazione, senza mezzi termini. Un giornalista capace di andare dritto al cuore della questione, formulando le domande essenziali nel momento più opportuno. È ciò che ha dimostrato Pietro Comito durante il Festival di libri sulle mafie “Trame”, riuscendo a ottenere delucidazioni importanti dal Procuratore di Catanzaro, Salvatore Curcio, in merito all’indagine che riguarda il Presidente della Regione Calabria, Roberto Occhiuto.

Il Procuratore Curcio, rispondendo alle incalzanti domande di Comito, ha offerto una prospettiva chiara sulla vicenda: “Ogni individuo ha il diritto di difendersi nel modo che ritiene più opportuno, ma è fondamentale sottolineare che al Presidente Occhiuto non è stata recapitata una notifica di garanzia, bensì un avviso da parte del Giudice per le Indagini Preliminari che comunicava la richiesta del Pubblico Ministero di estendere un’indagine avviata nel maggio 2024, quando io ero ancora in servizio a Lamezia Terme. Di conseguenza, non vi sono stati episodi di ‘indagini a orologeria’ o manovre orchestrate, come erroneamente riportato.”

La legge prima di tutto: nessun accesso agli atti senza previsione normativa

Il Procuratore ha proseguito, spiegando i meccanismi procedurali: “Quando viene inviata una richiesta di estensione di un’indagine preliminare, la normativa processuale italiana non contempla l’accesso ai documenti. Non si tratta di una nostra scelta discrezionale, ma di un preciso obbligo legale. Se avessimo concesso l’accesso, avremmo commesso un abuso. Contrariamente a quanto insinuato, non abbiamo alcun interesse a divulgare atti in modo indiscriminato. La legge e la nostra responsabilità professionale sono sempre state la nostra guida. Non siamo i persecutori di nessuno. Qualora emergano elementi con rilevanza giuridica, saremo pronti ad assumerci le conseguenti responsabilità, ma la nostra priorità è sempre garantire il rispetto delle leggi e dei diritti fondamentali di ogni persona. In Italia, finché la Costituzione non subirà modifiche, l’esercizio dell’azione penale è obbligatorio, e questo ci rende tutti uguali di fronte alla giustizia.”

Le parole di Curcio, ottenute grazie alla pertinacia di Comito, offrono un quadro più definito della situazione, allontanando le speculazioni e riaffermando i principi che regolano l’azione giudiziaria nel nostro Paese. Un momento di chiarezza che, al Festival Trame, ha dimostrato ancora una volta l’importanza di un giornalismo attento e incisivo.