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Fascicolo sanitario elettronico, ci sono ancora troppe disuguaglianze tra le regioni

Il Fascicolo Sanitario Elettronico (FSE) dovrebbe rappresentare la chiave per rendere il nostro Servizio Sanitario più accessibile, integrato e vicino ai cittadini.

Ma i nuovi dati presentati oggi dal presidente GIMBE, Nino Cartabellotta, al
9° Forum Mediterraneo in Sanità raccontano una realtà ben diversa: il percorso verso la digitalizzazione della sanità procede a velocità troppo diverse tra le Regioni, creando nuove disuguaglianze.

Al 15 luglio 2025 solo 4 documenti su 16 risultano disponibili nei FSE di tutte le Regioni, mentre la media nazionale dei cittadini che hanno dato il consenso alla consultazione dei propri dati si ferma al 42%. Con picchi virtuosi come l’Emilia-Romagna (92%), ma anche con percentuali drammaticamente basse in Abruzzo, Calabria e Campania (1%).

Come ricorda Nino Cartabellotta: “La trasformazione digitale non può essere un’innovazione per pochi. Servono investimenti, una governance centrale e un grande lavoro culturale per costruire fiducia e consapevolezza nei cittadini.”

Il rischio, se non si interviene presto, è che il FSE — nato per facilitare la vita a tutti — finisca per creare nuove fratture digitali, escludendo milioni di persone dall’accesso pieno e consapevole alle cure.