Mancano pochi minuti alle 10, il presidente della Regione Calabria Roberto Occhiuto varca il portone della Procura di Catanzaro, accompagnato dai suoi avvocati.
Zaino in spalla, sorriso accennato a nascondere l’inevitabile tensione, così il governatore ha dribblato i giornalisti presenti in piazza Stocco, si è infilato negli uffici imboccando il corridoio principale per poi salire al primo piano dove ad attenderlo c’erano gli inquirenti.
Per lui è il giorno dell’interrogatorio davanti ai magistrati che lo indagano per corruzione.
A condurre l’atto istruttorio sono il procuratore aggiunto Giancarlo Novelli e il sostituto Domenico Assumma, su delega del procuratore capo Salvatore Curcio. L’iniziativa, in realtà, è partita proprio dal governatore, che aveva chiesto di essere sentito dopo aver ricevuto la notifica della proroga delle indagini.
Una scelta che aveva annunciato pubblicamente un mese fa, con un video diffuso sui social in cui confermava la sua iscrizione nel registro degli indagati: “Ho chiesto io di essere interrogato, voglio chiarire tutto”, aveva dichiarato Occhiuto.
Il filone d’indagine: società, incarichi e legami personali
L’inchiesta ruota attorno a nomine pubbliche e incarichi fiduciari assegnati in contesti considerati opachi, connessi a società riconducibili a Occhiuto e al suo entourage. Tra gli indagati figura Paolo Posteraro, ex manager di Amaco (azienda dei trasporti del Comune di Cosenza), oggi capo della segreteria della sottosegretaria Matilde Siracusano, compagna del presidente Occhiuto. Nel registro degli indagati anche Ernesto Ferraro, ex amministratore unico di Ferrovie della Calabria.
Intercettazioni, favori e vantaggi non ufficiali
Nelle intercettazioni acquisite durante l’indagine emergono rapporti economici sospetti tra Posteraro e Occhiuto. L’ex manager avrebbe conferito denaro in alcune delle società collegate al presidente. In cambio, secondo gli inquirenti, Occhiuto avrebbe beneficiato di utilizzo di auto private, anche per familiari, pagamento di multe, oltre a movimenti di denaro non tracciati.
Le stesse nomine pubbliche ricevute da Posteraro – dicono le carte – avrebbero comportato compensi consistenti, configurando possibili relazioni di scambio. Su questo punto, la Guardia di Finanza sta approfondendo per accertare la reale fondatezza delle contestazioni.



