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Gratteri a Briatico e Nicotera: “Non lasciate spazi alla ’ndrangheta”. Stoccate a politica e colletti bianchi

Prima a Briatico, poi a Nicotera. Due piazze piene, due platee diverse ma la stessa eco: Nicola Gratteri non arretra di un passo.

Il procuratore capo di Napoli, già alla guida della Dda di Catanzaro negli anni di Rinascita Scott, ha lanciato dal cuore del Vibonese un messaggio inequivocabile: “Abbiamo liberato spazi, ora tocca a voi”.

Briatico, nell’incontro moderato dalla giornalista Paola Bottero, Nicola Gratteri ha parlato senza giri di parole rivolgendosi alla società civile. “Dovete occupare tutti gli spazi che sono stati liberati, dovete stare attenti a non dare risposte a metà. La via di mezzo vuol dire far mettere un piede dentro. Una volta che un ’ndranghetista entra nella vostra azienda non ve lo togliete più di dosso. Non avete scampo, se non quello di denunciare”.

Il procuratore ha ricordato il lavoro di anni portato avanti con la Dda di Catanzaro: “Ho avuto sostituti capaci, bravi, coraggiosi e onesti. L’augurio è di non sciupare tutto questo. Abbiamo impiegato anni per arrivare alle sentenze, non rovinate tutto”.

La sfida alla politica dell’«annacamento»

Nella piazza di Nicotera, luogo simbolo di una Calabria ferita ma in cerca di riscatto, Gratteri, sollecitato dalle domande della giornalista Alessia Truzzolillo ha respinto le pressioni a candidarsi: “Continuano a telefonare e a chiedermi di scendere in campo. Ma io sono un decisionista. Non faccio accordi al ribasso. La politica dell’annacamento, quella di muoversi un po’ di qua e un po’ di là senza fare nulla, non mi appartiene”.

Poi ha raccontato come è nata l’inchiesta Rinascita Scott: “Ho trovato una ’ndrangheta di serie A e indagini spezzettate. Ho spostato funzionari che da trent’anni stavano nello stesso posto, ho bussato ogni settimana a Roma per ottenere risorse e ho riunito i processi polverizzati. Così è nata Rinascita Scott”.

“La gente ha iniziato a denunciare”

Quel lavoro ha dato risultati concreti: “Abbiamo ridato fiducia alla gente, che ha cominciato a denunciare. Non è vero che i calabresi sono masochisti: denunciano se hanno qualcuno credibile dall’altra parte. Io ho chiesto ai magistrati che sono rimasti a Catanzaro e al nuovo procuratore Salvatore Curcio di continuare a tenere la porta aperta”.

Colletti bianchi e riforme che indeboliscono la giustizia

Durissima la critica all’abolizione dell’abuso d’ufficio: “È stato un favore ai raccomandati e ai figli di. Perché si è detto che ci sono state solo 5.000 condanne. E allora prendiamo il codice penale: se ci sono meno di 5.000 condanne per un reato, aboliamo anche quello. È un ragionamento assurdo”.

Stesso tono sulle intercettazioni: “Con il limite di 45 giorni è impossibile indagare sulla corruzione. Oggi le mazzette non si danno più in contanti, ma con consulenze e incarichi che durano mesi. In 45 giorni non succede nulla e i colletti bianchi restano impuniti”.

La risposta a Sisto

Sul botta e risposta con il viceministro Francesco Paolo Sisto, Gratteri è netto: “Io non ho paura. Io la paura l’ho superata 30 anni fa, quindi non mi intimoriscono queste cose. Io parlo alla gente in modo chiaro, non ai professori universitari. Cerco di usare il linguaggio più semplice possibile, perché più persone possibili capiscano cose complesse”. Un riferimento diretto alle polemiche sul suo ruolo televisivo: «Quando vado in trasmissione sono in ferie, non vengo pagato, non parlo di indagini in corso. Allora dov’è il problema?”.

“Le mafie vivono del nostro consenso”

Gratteri ha spiegato che la mafia non spara più perché ha altri strumenti: “Le mafie oggi hanno soldi. Con i soldi corrompono e comprano pezzi di pubblica amministrazione. Le mafie vivono del consenso: se noi continuiamo a rapportarci con loro, a prendere il caffè col mafiosetto davanti al bar, non finiranno mai”.

Il cuore del discorso resta sempre la Calabria: “Le mafie esistono perché il potere vuole che esistano. Le mafie per esistere hanno bisogno di relazionarsi con voi e hanno bisogno del vostro consenso. Perché le mafie, se non hanno consenso, non sono mafie, sono criminalità comune. Le mafie votano e fanno votare. Cercano di non stare mai all’opposizione, puntano sempre sul cavallo vincente. Quindi se esistono le mafie o non esistono dipende soprattutto da noi”.