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Spadafora 1915, sei medaglie ottenute al The WineHunter

Ogni riconoscimento nasce in vigna: tra filari curati a mano e scelte agronomiche misurate, fra assaggi e micro-correzioni e lunghe notti in cantina. È lì che prende forma il lavoro di chi si dedica anima e corpo a una passione senza tempo, il vino, come Spadafora 1915, casa viti-vinicola storica della Calabria, radicata tra il DOC Donnici–Terre di Cosenza e la valle del Savuto: gli agronomi che leggono il suolo, i vignaioli che seguono il ritmo delle stagioni, gli enologi che ascoltano l’uva, fino a chi imbottiglia e a chi la presenta a tavola.

Quest’anno quella cura ha parlato chiaro: sei medaglie ottenute al The WineHunter e l’invito al Merano WineFestival, il prestigioso salotto del vino altoatesino.  «Non esiste vino senza persone — osserva Ippolito Spadafora, titolare dell’Azienda cosentina – Dietro queste medaglie ci sono mani e stagioni: chi cura i suoli, chi pota d’inverno, chi segue le fermentazioni notte dopo notte, chi inserisce i nostri vini nelle carte e chi li sceglie. È un grande risultato che arriva da lontano e ci spinge avanti: certifica la qualità del lavoro, ci apre la via per Merano e dice chiaramente che la nostra idea di Calabria — rigorosa, contemporanea, ospitale — è sulla strada giusta».

I The WineHunter Award, legati proprio al Merano WineFestival, vengono assegnati dopo degustazioni tecniche che premiano equilibrio, finezza e coerenza. Le categorie principali sono Rosso e Gold (oltre al Platinum per le eccellenze assolute): non semplici bollini, ma criteri di merito che determinano l’ammissione alla rassegna. In questo quadro si inserisce il risultato di Spadafora 1915, con ben due “Gold” e quattro “Rosso” che compongono un profilo solido e riconoscibile.

«Non sono semplici bollini: sono la chiave che apre le porte della rassegna di novembre – aggiunge Spadafora – A Merano, infatti, non si entra per iscrizione, si viene selezionati perché il bicchiere convince. Per noi è un passaggio importante. È un modo serio di misurarsi con un pubblico competente».

Le due medaglie d’oro sono l’apice di questo percorso. Una è andata a Màgaria, con una scelta controcorrente e per certi versi ancora più sorprendente: si tratta, infatti, di un bianco ottenuto da uve a bacca nera e non rivendica DOC o IGP. Un messaggio limpido: la qualità può emergere anche senza il blasone dell’appellazione quando l’idea è chiara e l’esecuzione pulita. L’altro oro, invece, a Lunapiena, frutto di lavorazioni notturne pensate per preservare profumi e precisione aromatica.

Una cura di cantina che ha colpito la giuria per nitidezza e armonia. «Sono due segnali che ci rappresentano bene – precisa il titolare – Da un lato l’innovazione sobria, dall’altro l’attenzione a trattare l’uva nel momento esatto in cui chiede delicatezza». Accanto agli ori, anche i quattro Award Rosso certificano continuità e coerenza di gamma: Telesio ribadisce il carattere delle colline cosentine con passo sicuro; Nerello offre una beva attuale senzaperdere profondità; Pandosia mette in luce il Pecorello nella sua naturale freschezza gustativa ed equilibrata nota aromatica; Rosaspina, con le sue delicate nuances di colore rosa, che richiamano l’eleganza dei rosati provenzali, conferma la raffinatezza del rosato da Greco Nero, cifra stilistica della casa, e innova con il suo impegno sociale, di vino nato da una donna e per le donne, nella sua riconoscibile bottiglia satinata. «Sono valutazioni che parlano di costanza – sottolinea Spadafora – Campagna ordinata, cantina precisa, nessuna forzatura, metodo. È così che si costruisce fiducia».