C’è un paradosso che emerge dai dati di Openpolis: nonostante l’aumento dei laureati under 39 residenti, la Calabria resta una delle regioni con la minor percentuale di laureati nel Paese.
Un fenomeno che non si ferma, evidenziando una difficoltà strutturale nel tradurre il titolo di studio in opportunità lavorative concrete, spingendo molti a emigrare.
Investire nella formazione, ma senza un ritorno
La Calabria continua a investire massicciamente nella formazione universitaria, lo dimostra il +4,8% di laureati under 39 registrato dal 2018. Un incremento significativo, soprattutto considerando il calo demografico che sta interessando la regione. Le famiglie e gli studenti credono nel valore della laurea e la perseguono, spesso scegliendo gli atenei locali per ridurre i costi.
Ma il problema resta la destinazione finale di questi percorsi di studio. Il divario con la media nazionale e, ancor più, con quella europea, resta un dato allarmante. L’Italia si posiziona al penultimo posto tra i paesi UE per numero di laureati under 39 (31,6%), con la Calabria che si attesta su un ben più basso 24,28%.
Le province che si distinguono
Nonostante il quadro generale, alcune province mostrano un dinamismo notevole. Vibo Valentia spicca con un aumento del +10% tra il 2018 e il 2024, passando da un modesto 13,5% al 23,5%. Seguono a ruota Crotone con un impressionante +8,2% (dal 12% al 20,2%). Anche Catanzaro (+5,4%) e Cosenza (+3,3%) registrano incrementi significativi, mentre la provincia di Reggio Calabria mostra una crescita più contenuta (+0,8%), posizionandosi come quartultima in Italia per percentuale di laureati residenti (18,6%).
La disconnessione tra domanda e offerta
Il vero nodo della questione calabrese, come confermato anche dagli studi di Unioncamere, è la mancata corrispondenza tra le competenze richieste dalle aziende e quelle fornite dal sistema universitario.
Sebbene l’istruzione post-diploma sia vista come un trampolino di lancio, la realtà del mercato del lavoro locale non riesce a valorizzare pienamente questo investimento.
Molti settori cercano profili qualificati, ma le scoperture restano elevate, un segnale che le opportunità non sempre premiano chi ha dedicato anni alla propria formazione. Questo divario alimenta la fuga di cervelli, con molti giovani costretti a cercare altrove ciò che la loro terra non riesce a offrire.



