Nell’Alto Jonio, al fianco del turismo balneare, cresce e si afferma un filone di ospitalità legato all’enogastronomia del territorio ed al benessere, per diversificare l’offerta in un contesto sempre più competitivo e che punta sull’internazionalizzazione.
Si fa il bilancio di fine anno al Casale 700, una masseria-rifugio di ispirazione country-chic sita ad Amendolara, tra mare e campagna, con ristorante, piscina e ospitalità diffusa: un indirizzo che negli ultimi mesi ha acceso i riflettori sull’intero territorio grazie a cene a quattro mani, laboratori e serate dedicate ai prodotti del territorio.
E perfino con una linea di prodotti per il self-care realizzati con alcuni prodotti autoctoni del territorio, dall’olio extra vergine d’oliva realizzato con le olive raccolte in loco alla mandorla di Amendolara ai limoni dell’orto. Tutte materie prime che divengono protagoniste di un percorso culinario a chilometro (e miglio zero) ma in chiave spiccatamente creativa e rivisitata.
«È stato un anno intenso e formativo – commenta lo chef Rocco Gerundino fresco di riconferma per la prossima stagione – Abbiamo consolidato una cucina del benessere: piatti leggeri, tecniche gentili, centralità della materia prima locale e stagionale». Una traiettoria che ha incrociato collaborazioni e serate speciali: dalla charity a quattro mani fino all’incontro con giovani talenti, sempre con il territorio al centro della visione.
Un estate all’insegna delle collaborazioni e del network con altre strutture.
«Le collaborazioni ci aiutano a dialogare con altri cuochi e con pubblici diversi. Per noi non sono “eventi vetrina”, ma cantieri di idee: dal pane ai fermentati, dall’olio EVO agli agrumi, fino alle erbe spontanee della macchia ionica. Ogni volta rientriamo in cucina con un tassello in più».
Il Casale, immerso tra uliveti e filari, ha ampliato i servizi per un’esperienza a 360 gradi: camere, ristorante, giardino, piscina stagionale, terrazze, attività didattiche e degustazioni. Un modello di ospitalità rurale che intercetta nuove forme di turismo lento e consapevole.
«Con la proprietà c’è una visione condivisa: proseguire insieme il percorso, investire su orti, filiere corte e formazione del personale. Il successo del Casale è stato il frutto di un’intesa e di una fiducia nate in poche ore, e soprattutto per l’ampio spazio datomi nel mettere in campo una cucina fatta di scelta di materia prima tradizionale ma elegante. Vogliamo elevarci rispetto al contesto dell’Alto Ionio puntando sulla qualità misurabile: carta degli oli, filiere trasparenti, cotture a ridotto impatto, dessert senza eccessi di zuccheri. Non è una gara con i vicini: è un invito a fare sistema, alzando gli standard dell’intero territorio».
L’orizzonte prossimo parla di turismo internazionale che guarda con sempre maggiore interesse alla Calabria: nuovi flussi, esigenze diverse, aspettative alte su accoglienza, sostenibilità e narrazione del luogo.
«Chi arriva dall’estero cerca autenticità, cura dei dettagli e racconti credibili: vuole sapere chi produce l’olio, dove maturano i limoni, perché un pesce è di quella pezzatura. Per questo stiamo traducendo menù e percorsi degustazione, migliorando l’accoglienza multilingue e la prenotazione digitale. La cucina del benessere è anche trasparenza: dichiarare tecniche e provenienze, valorizzare il giusto prezzo con filiere eque».
Sullo sfondo, la nuova SS106: infrastruttura strategica per collegamenti e tempi di percorrenza, ma anche banco di prova per la convivenza tra sviluppo e tutela della storicità dei luoghi e dei paesaggi.
«Una 106 più scorrevole può accorciare le distanze e allargare il bacino di ospiti italiani e stranieri. Ma ci impone uno sforzo: non snaturare il territorio. Se arrivano più persone, dobbiamo rispondere con qualità, identità e servizi. La strada non può sostituire i contenuti che il nostro territorio è capace di offrire a chi lo sceglie».
Progetti per il prossimo anno?
«La misura del successo per noi è semplice: ospiti soddisfatti, squadra che cresce, filiere locali più forti. Se l’Alto Ionio diventa una destinazione per chi cerca cucina identitaria e benessere, allora il Casale 700 avrà fatto la sua parte».



