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Malnutrizione: per la prima volta l’obesità supera il sottopeso tra i bimbi nel mondo

La lotta contro la malnutrizione infantile ha fatto progressi significativi, ma una nuova, e forse più insidiosa, emergenza sta prendendo il suo posto: l’obesità.

Secondo un allarmante rapporto dell’Unicef, per la prima volta nella storia, il numero di ragazzi tra i 5 e i 19 anni che soffrono di obesità (188 milioni) ha superato quello dei coetanei affetti da malnutrizione (184 milioni).

Questa inversione di tendenza riflette un cambiamento globale nel panorama alimentare e solleva serie preoccupazioni per il futuro della salute pubblica.

Mentre nel 2000 solo il 3% dei giovani in età scolare era obeso, oggi la percentuale è balzata al 9,4%. Se si includono anche i minori in sovrappeso, il dato diventa ancora più impressionante: un ragazzo su cinque si trova in questa condizione.

Questo fenomeno è guidato dalla massiccia diffusione di junk food e snack ultra-processati, che sono diventati onnipresenti nelle diete dei bambini in quasi ogni angolo del mondo.

Un paradosso socio-economico

L’obesità infantile non è solo un problema di cattive abitudini alimentari, ma un riflesso delle disuguaglianze socio-economiche. Quello che a prima vista potrebbe sembrare un paradosso — l’obesità che coesiste con la povertà — è in realtà un’altra faccia della stessa medaglia. Nei Paesi a basso reddito, l’obesità è spesso un problema delle fasce più ricche che possono permettersi alimenti ipercalorici. Al contrario, nei Paesi ricchi come l’Italia, obesità e sovrappeso sono più diffusi tra le popolazioni a basso reddito, che hanno un accesso limitato a cibi sani, come frutta e verdura, a causa dei loro costi più elevati.

Questa situazione ha portato a una crescita esponenziale dell’obesità nei Paesi più poveri, dove tra il 2000 e il 2022 la percentuale di bambini con chili in eccesso è quadruplicata. Nei Paesi ricchi, la crescita è stata meno marcata, ma la concentrazione di casi rimane elevata.

L’urgenza di agire

Nonostante la gravità della situazione, gran parte delle risorse globali e degli aiuti sono ancora indirizzati alla lotta contro la denutrizione. L’obesità, di fatto, resta un’emergenza in gran parte inosservata. L’Unicef sottolinea la mancanza di regole chiare sul marketing dei prodotti ultra-processati.

Le pubblicità di biscotti, bevande zuccherate e fast food dominano i media, rendendo difficile per i giovani e i loro genitori fare scelte alimentari più sane. Un sondaggio condotto dall’organizzazione ha rilevato che il 75% dei ragazzi ha visto pubblicità di junk food e snack nella settimana precedente, e il 60% ha poi acquistato uno di questi prodotti.

Le conseguenze di questa epidemia sono spaventose: si prevede un aumento di malattie come il diabete di tipo 2, patologie cardiache e alcuni tipi di cancro. Inoltre, l’impatto economico sarà devastante, con costi globali che entro il 2035 supereranno i quattro trilioni di dollari all’anno.

Per invertire la rotta, sono necessarie politiche chiare e coraggiose. Queste includono:

  • Etichettature che evidenzino chiaramente i cibi ultra-processati.
  • Divieti di pubblicità per il junk food rivolte ai bambini.
  • Incentivi per l’acquisto di cibi sani.
  • Tasse sui prodotti zuccherati e ad alto contenuto calorico.

Il Messico rappresenta un caso di studio positivo, avendo introdotto una tassa sulle bibite zuccherate nel 2014 e un sistema di etichettatura nel 2020. Più recentemente, il Paese ha vietato la vendita e la distribuzione di junk food nelle scuole, ottenendo un calo significativo degli acquisti, soprattutto tra le famiglie a basso reddito. La sua esperienza dimostra che un intervento politico mirato può fare la differenza.