Il TAR Catanzaro ha depositato oggi, 29 settembre 2025, la sentenza (la n. 1512/2025) relativa al controverso abbattimento di 14 dei 18 pini che adornavano Piazzale Aldo Moro a Vibo Valentia (erroneamente identificata nei progetti come piazza Gaetano Salvemini).
Nonostante la rilevanza della questione ambientale, il ricorso, promosso dal WWF – Sezione Vibo Valentia contro l’ordinanza sindacale del 19 febbraio (e l’abbattimento effettivo del 21 maggio), non è stato accolto nel merito.
La sentenza, tuttavia, non è una vittoria piena per l’Amministrazione. Il Tribunale ha infatti sancito un obbligo inequivocabile per l’Ufficio Tecnico comunale: provvedere in tempi celeri a trovare le risorse e a piantare nuovi alberi nello stesso piazzale.
La critica del Wwf: “Bypassata la questione decisiva”
Il difensore e procuratore del WWF dinanzi al TAR, nonché Presidente f.f. di Italia Nostra, sez. Vibo Valentia, l’Avv. Alessandro Caruso Frezza, ha commentato duramente l’esito della sentenza in una nota stampa.
Secondo l’Avvocato, l’esito del ricorso sarebbe stato “molto probabilmente diverso” se il TAR avesse esaminato il primo profilo del Motivo n. 1, ritenuto principale e decisivo: l’assenza dei presupposti di legge affinché il Sindaco procedesse con uno strumento eccezionale come l’ordinanza contingibile ed urgente (violazione dell’art. 54 d.lgs. n. 267/2000).
«Tale essenziale profilo è stato completamente “bypassato” dal TAR», ha dichiarato l’Avv. Alessandro Caruso Frezza, sottolineando come questa omissione abbia di fatto salvato l’atto amministrativo dalla potenziale nullità.
Sacrificati gli interessi pubblici e la discrezionalità tecnica
Dalla sentenza emerge, comunque, la consapevolezza dei giudici amministrativi sul danno arrecato dall’abbattimento. Secondo quanto riportato, l’azione ha “sacrificato tutti gli altri interessi pubblici cui quegli alberi assolvevano: funzione ecosistemica urbana, bellezza del paesaggio urbano, qualità della vita cittadina, biodiversità vegetazionale ed animale cittadina“.
Il ricorso del WWF lamentava inoltre che non fosse stato ritenuto operante l’obbligo di procedere alla prova statica con il sistema pulling test – una prova che lo stesso TAR aveva disposto nella sua precedente ordinanza cautelare del 20 marzo – limitandosi alla sola valutazione visiva dell’agronomo.
La sentenza ha riconosciuto, seppur implicitamente, l’incertezza del giudizio, arrendendosi, secondo l’Avv. Frezza, di fronte alla «insindacabilità della discrezionalità tecnica» della perizia. Tuttavia, il TAR ha lasciato un segnale di natura “politica”, riconoscendo la legittimità delle aspettative dei cittadini: «Rimane comprensibile che da parte dei reclamanti ci si aspettasse diverso atteggiamento da parte dell’amministrazione resistente», si legge nella sentenza in relazione alla necessità di compiere tutti gli accertamenti tecnici strumentali prima dell’abbattimento.
La nota stampa dell’Avv. Caruso Frezza chiude evidenziando la distanza tra la decisione e il sentire popolare: «Di quanto sia stata “opinabile” o “arbitraria” la decisione dell’abbattimento credo che ne sia totalmente consapevole buona parte della cittadinanza e dell’opinione pubblica». La “bruttura” finale, secondo il legale, è rappresentata dai 13 lampioni che hanno preso il posto dei 14 pini abbattuti, in uno spazio ormai quasi totalmente cementato.



