Valorizzare i cereali tradizionali, tutelare l’immenso patrimonio di saperi legato al grano e ai suoi trasformati, e promuovere sinergie efficaci tra tutti gli attori della filiera.
Con questi obiettivi si è tenuta lo scorso weekend, dal 7 al 9 novembre, a Reggio Calabria, la prima edizione di Slow Grains – Dialoghi per coltivare il futuro.
L’evento, organizzato da Città Metropolitana di Reggio Calabria con Slow Food Italia e Slow Grains, ha riunito nel cuore della città sullo Stretto esperti, studiosi, piccoli produttori e trasformatori locali e nazionali per avviare una riflessione approfondita sul futuro della biodiversità cerealicola.
La diversità come base della resilienza
Francesco Sottile, vicepresidente di Slow Food Italia, ha sottolineato l’importanza cruciale della conservazione: «Ogni seme è un patrimonio di biodiversità, di conoscenze contadine, di adattamenti millenari ai territori e ai climi. Proteggere i semi, custodirne la varietà, significa difendere la possibilità stessa di scegliere come e cosa coltivare». Ha aggiunto che il modello di sviluppo a cui si deve tendere è quello della diversità biologica, genetica e culturale, base della resilienza dei sistemi agricoli e della salute. «Adottare un modello agroecologico significa immaginare un’agricoltura che non si limiti a produrre, ma che rigeneri l’ecosistema, restituisca valore ai territori e alle comunità, integrando saperi scientifici e tradizionali», ha concluso.
Giuseppe Falcomatà, sindaco della Città Metropolitana di Reggio Calabria, ha definito Slow Grains «una manifestazione estremamente positiva e un’ulteriore opportunità per mettere in luce la cultura profonda che circonda il grano, non solo un prodotto di consumo, ma parte integrante della nostra storia e della nostra identità».
Il dibattito e le voci dei custodi
Nelle numerose conferenze e talk ospitate nella Sala Biblioteca di Palazzo Alvaro, esperti, studiosi, produttori, cuochi e fornai hanno costruito un dialogo sui temi più attuali del settore. Tra i temi affrontati:
- Il ruolo della cerealicoltura come strumento per rilanciare le aree montane.
- La proposta di Slow Food sulle “misure specchio” per l’equità negli accordi commerciali internazionali.
- La tutela dei semi.
Tra i relatori presenti spiccavano Andrew Calabrese dell’Università del Colorado, Alessandra Corrado, sociologa e docente dell’Università della Calabria, e il genetista agrario Salvatore Ceccarelli.
L’evento ha dato voce ai protagonisti della filiera, come Rosy Attinà, che ha realizzato il suo sogno di un forno a legna a Roccaforte del Greco: «Un piccolo panificio, produciamo quantità ristrette, ma lo abbiamo voluto mantenere a Roccaforte per garantire alla comunità locale un pane di qualità».
Anche Mariangela Costantino, agronoma che coltiva grano Incensarola nella piana di Lamezia Terme, ha ribadito l’importanza della custodia: «Custodire non è solo un dovere morale, è l’unica alternativa che abbiamo per il futuro», riferendosi al seme identitario recuperato da un anziano coltivatore del posto.
Dalla resistenza locale al cambiamento
Mimmo Pontillo, coordinatore di Slow Grains Italia, ha espresso profonda preoccupazione per il progressivo peggioramento delle condizioni di vita dei piccoli produttori, ma ha anche percepito la speranza che si possa intervenire per fermare l’abbandono delle aree fragili. «Siamo profondamente convinti che il vero cambiamento debba nascere dalle economie locali, dove la resistenza è sostenuta dal forte senso di appartenenza», ha affermato Pontillo.
I visitatori hanno potuto esplorare le forme e i sapori di grani e trasformati locali attraverso i Laboratori del Gusto in Piazza Italia. L’area del Mercato ha ospitato oltre 20 produttori che hanno rappresentato la biodiversità calabrese e di altre regioni d’Italia con farine, paste tradizionali, frise, biscotti, birre artigianali, salumi naturali, formaggi e mieli, tra cui diversi Presìdi Slow Food.
Michelangelo D’Ambrosio, presidente di Slow Food Calabria, ha concluso che Reggio Calabria ha fissato «un’importante tappa del lungo viaggio di Slow Grains, un processo prospettico, un’intensa riflessione sul futuro fatta nel presente, uno sguardo consapevole su ciò che potrebbe succedere domani per agire oggi in modo buono, pulito e giusto per tutte e tutti».
La prima edizione di Slow Grains è stata realizzata grazie alla collaborazione tra Città Metropolitana di Reggio Calabria, Slow Food Italia e Slow Grains, con il supporto di Slow Food Calabria, Comunità Slow Food e diverse istituzioni e agenzie di sviluppo locale.



