Una scoperta di straordinario valore scientifico e storico riscrive una pagina inedita della medicina italiana del Novecento, conferendo alla Calabria un ruolo di rilievo nell’innovazione chirurgica.
Il medico chirurgo Pino Perrotta ha rinvenuto dodici pagine autografe del nonno, il celebre chirurgo Gino Iannelli (1898–1948), contenenti la descrizione dettagliata di una tecnica di “addominoscopia”. Questa metodica diagnostica, che il dottor Iannelli aveva sviluppato, anticipa di decenni l’attuale laparoscopia.
Una tecnica moderna nata in provincia
Il ritrovamento degli appunti, probabilmente destinati a una pubblicazione scientifica, è avvenuto durante il lavoro di digitalizzazione dei volumi appartenuti al prestigioso chirurgo cetrarese.
Gli scritti descrivono una procedura chirurgica mini-invasiva eseguita prevalentemente in anestesia locale, attraverso l’utilizzo di un trocar e di un cistoscopio, con insufflazione di aria ambientale filtrata. L’obiettivo era affinare la diagnosi ed evitare, così, laparotomie inutili.
Si tratta di un approccio sorprendentemente moderno per l’epoca, applicato nel piccolo ospedale di Cetraro, in un contesto periferico rispetto ai grandi centri universitari dove Iannelli si era laureato (Università di Napoli) e specializzato (scuola del maestro Roberto Alessandri a Roma).
«Si tratta di dodici pagine preziosissime, rinvenute casualmente dopo circa ottant’anni – spiega il dottor Pino Perrotta – che raccontano una parte fondamentale della storia della chirurgia non solo locale. In quelle pagine c’è tutto: la tecnica, la visione, il rapporto umano con il paziente. È una scoperta che cambia la prospettiva sulle origini della laparoscopia».
Patrimonio in mostra e digitalizzazione in corso
Gli strumenti chirurgici e molti dei volumi appartenuti a Gino Iannelli sono oggi esposti nel Museo della Memoria della Città di Paola, realizzato con il contributo del Rotary e curato dall’associazione “Custodi di bellezza della Città di Paola”.
Parallelamente, è in corso la creazione di una biblioteca digitale che consentirà la consultazione dei testi e dei documenti, aprendo la strada a studi, ricerche e possibili pubblicazioni scientifiche dedicate a questa straordinaria scoperta.
La riscoperta delle carte di Gino Iannelli restituisce al territorio calabrese il ruolo che gli spetta nella storia della medicina e dimostra, ancora una volta, come l’innovazione possa nascere anche lontano dai grandi riflettori accademici.



