Per due mesi, dieci giovani migranti, ospiti dei centri SAI di Casali del Manco, Celico, Mendicino e Domanico, gestiti dal Centro di Solidarietà Il Delfino, hanno completato il progetto “Cuochi d’altri Mondi”. L’iniziativa si è dimostrata molto più di un semplice corso di formazione culinaria, trasformandosi in un vero e proprio laboratorio di comunità e un percorso di inclusione socio-lavorativa.
La formazione: imparare con le mani e con il cuore
Nella cucina della Maccaroni Chef Academy, i ragazzi, sotto la guida dello chef Roberto Spizzirri, hanno imparato le basi della gastronomia italiana. L’esperienza ha unito la tecnica all’emozione, trasformando la cucina in un linguaggio universale.
Per Amara Camara, 22 anni, del Mali (SAI Ordinari Mendicino), cucinare è un rifugio che evoca la famiglia, un legame con la sua terra. Il ragazzo ha scoperto la sfida e la soddisfazione della pasta fresca: “Non pensavo fosse così difficile… ma ora mi piace. È come costruire qualcosa da zero”.
Fahima Faqiri, 31 anni, dall’Afghanistan (SAI “La Terra di Mezzo” Domanico), porta con sé la delicatezza della cucina afghana, avendo imparato da sua madre. Qui, ha trovato il coraggio di ricominciare e ha sviluppato un apprezzamento particolare per le verdure al forno italiane, che trova “semplici, ma piene di colore”.
Farag e Ahmed, entrambi egiziani, sono tra i più motivati. Farag Mohamed Ragab Ahmed Shaaban Mohamed, 17 anni, è il più curioso, attratto dalle similitudini tra le tecniche di cucina. Ahmed Yahia Seoudy Saad Said, 17 anni, sogna di diventare pizzaiolo, convinto che “La pizza è come un sorriso: piace a tutti”.
Gli altri partecipanti che hanno completato il percorso provengono dai centri SAI di Celico, Casali del Manco e Mendicino:
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Dal SAI MSNA “Gran Burrone” di Casali del Manco:
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Farag Mohamed Ragab Ahmed Shaaban Mohamed, 17 anni, Egitto
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Ahmed Yahia Seoudy Saad Said, 17 anni, Egitto
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Dal SAI di Celico:
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Keita Mohamed (16 anni, Guinea)
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Sangaj Ebrima (17 anni, Gambia)
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Eid Mohamed Eid Mohamed (17 anni, Egitto)
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Dal SAI MSNA di Mendicino:
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Hossen Rased (17 anni, Bangladesh)
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Shik Saiful (17 anni, Bangladesh)
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Hossian Ujjol (18 anni, Bangladesh)
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Ragazzi con storie personali difficili alle spalle, che hanno trovato sostegno e guida nelle figure professionali dei SAI, definiti i loro “angeli custodi”: Pietro Spadafora, Cettina Santangelo e Lidia Pantusa.
Un modello di integrazione riconosciuto dalla regione
La conferenza stampa conclusiva del 15 dicembre vedrà la partecipazione dell’Assessore al Welfare della Regione Calabria, Pasqualina Straface, che ha sostenuto il progetto nell’ambito della sua delega all’immigrazione.
L’Assessore Straface ha riconosciuto “Cuochi d’altri Mondi” come un modello virtuoso, basato sui tre pilastri di formazione professionale, inclusione culturale e inserimento lavorativo.
“Questi giovani possono diventare una risorsa per la Calabria,” ha sottolineato Straface. “Dobbiamo sostenerli affinché costruiscano percorsi di integrazione legale e siano protetti da ogni forma di sfruttamento”.
Il futuro: dalla scuola alla cucina professionale
Con la fine della formazione, i partecipanti inizieranno una serie di giornate di tirocinio in azienda, un primo contatto concreto con il mondo del lavoro professionale. Per molti di loro, sarà la prima volta in una cucina professionale e con una divisa, segnando l’inizio di un percorso professionale e di vita più sereno.
Il progetto, frutto del lavoro del Centro Il Delfino e dei Comuni coinvolti, è stato un seme piantato nella terra calabrese che parla di accoglienza, dignità e possibilità, aprendo la strada a un futuro che, per questi dieci giovani, ha ora il profumo promettente del pane appena sfornato.



