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Pagliacci, la modernità e l’attualità …

Di Pierfrancesco Greco

All’Opera … Ieri, un tardo pomeriggio al Teatro “Rendano” di Cosenza, in compagnia di “Pagliacci”, il melodramma verista di Ruggero Leoncavallo, con la nostra terra a fare da sfondo alle passioni, alle pulsioni, alle frustrazioni, all’amoralità, alla vendetta, alla tragedia che dal proscenio arrivano agli astanti in maniera diretta, potente, turbinosa, senza filtri, attraverso un intreccio narrativo ove musica, canto e parole – inerentemente a cui s’incontrano espressioni, anche ruvide, di uso quotidiano – si fondono in un fiotto emotivo di violenta suggestione, travolgente, magnetico, magnifico, secondo i canoni propri del verismo musicale, appunto…

Certo, la regia, in questa occasione, è andata oltre l’ambito spaziale e temporale originario, ma, almeno a me, tale scelta, a differenza di altre volte, non ha affatto recato disturbo: merito delle peculiarità di quest’opera che, all’epoca della sua composizione e della sua prima rappresentazione, nel 1892 – con Arturo Toscanini sul podio – , era, nella sua tragicità, nel suo linguaggio – sia verbale sia musicale -, di una modernità straordinaria. Una modernità che oggi diventa contemporaneità, attualità, purtroppo … Ed è proprio tale attualità a far sì che non si creino discrasie tra ciò che si sente e ciò che si vede, anche al cospetto di scelte registiche volte a rendere l’ambientazione della messa in scena più vicina ai tempi che viviamo … Certo, poi tutto è soggettivo e in tanti avranno, in merito, un’opinione diversa, ovviamente rispettabilissima. Di certo, c’è da evidenziare e apprezzare, oltre alla mirabile performance dell’orchestra e dei cantanti, la fedeltà assoluta, pur in un’ambientazione differente rispetto a quella concepita da Leoncavallo – autore, c’è da ricordarlo, anche del libretto, tratto da un fatto di cronaca nera realmente accaduto, negli anni ’60 dell’800, a Montalto Uffugo e di cui il piccolo Ruggero fu testimone diretto – , alla partitura orginaria: la scelta di far pronunciare la celebre e sprezzante battuta conclusiva dell’opera – “La commedia è finita!” – a Tonio è risultata molto significativa al riguardo. Insomma, il tardo pomeriggio del Teatro “Rendano” non è stato affatto avaro nel regalare al pubblico la magia di cui, come ogni capolavoro lirico, è intrisa, nel caso specifico con sublime asprezza, quest’Opera …