Ospite di questa settimana della rubrica Oltre i Confini della Poesia è Madelín Zeida Pupo Santiesteban, scrittrice cubana di origine italiana da parte materna.
È laureata con lode in Studi Socio Culturali ed è antropologa, storica, giornalista per Meer Magazine e poetessa. Ha pubblicato in Italia, Colombia, Cuba e Portogallo e ha partecipato a numerosi congressi e colloqui internazionali.
Attualmente è studentessa di Master in Studi Classici presso l’Università di Buenos Aires e di Master in Studi Storico-Archeologici. Fa parte del Seminario di Storia, Filosofia e Sociologia dell’Antropologia Messicana (DEAS-INAH) e del CEHAO – Centro de Estudios de Historia Antigua Oriental della Pontificia Universidad Católica Argentina.
La sua scrittura intreccia storia, mito e riflessione antropologica, restituendo una poesia colta, intensa e profondamente universale.
(da “Tra il cielo e il mare”, Edizione We)
Alexandros
Non meritavo morire io sul campo di battaglia,
tra il mio destino e il destino come Achille,
e queste febbri corrotte che mi annientano,
vilemente mi distruggono,
a chi lascerò il mio impero?
Cosa porta il mio sangue che non redime
la terribile colpa di agire come Crono
con il figlio dei tempi.
Perché vado, lontano dalla mia patria,
così presto a partire, io figlio di Zeus,
come mia madre da Epiro
che colpa vigliacca sto espiando?
Cosa non potrò fare chiaramente, sul mio cavallo,
rovesciare altri satrapi.
Oggi anche Dario mi ha superato.
Guardate come muoio, coraggiosi di epoche passate,
come un anziano nel suo letto,
circondato da cani avidi e da generali che mi succedono.
Guardate, osservate bene, e non crediate
che nella gloria ci sia gloria possibile.
Con me se ne va il mio impero,
con me e con i miei segreti,
assassino di mio padre,
assassino di me stesso diranno tutti che fui.
E qui, lontano dalla mia amata Macedonia,
odiato e venerato, come un Dio tra i mortali,
stendo i miei ultimi sospiri all’aurora immortale
che mi solleva dal letto per farmi diventare
il boia del mio tempo.
Io che gloriosamente attraversai il Dardanelli,
che conquistai l’India e persino sedussi nemici,
a letto, come un inutile divoratore di imperi,
lascerò il mio popolo in balia degli ambiziosi
che attirai al mio servizio e che, forse,
saranno gli esecutori della leggerezza che mi affligge.
Io, Alessandro
In Alexandros, Madelín Zeida dà voce a un Alessandro Magno fragile, umano e tragicamente consapevole. La poesia rovescia il mito dell’eroe invincibile per mostrarne il declino, il dubbio e la solitudine del potere. La morte non è epica ma intima, attraversata da colpa, memoria e disincanto. La gloria viene smascherata come illusione, mentre il conquistatore diventa vittima del proprio tempo e della propria grandezza. Una lirica potente e colta, in cui storia e poesia si fondono in una riflessione profonda sull’ambizione, sull’eredità e sulla fine.
E tu?
Scrivi? Ami la poesia?
Allora Oltre i Confini della Poesia è anche per te!
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