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Terremoti 2025: la Calabria è tra le prime tre regioni per attività sismica

L’ultimo rapporto annuale pubblicato dall’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (Ingv), intitolato “2025, un anno di terremoti”, delinea un quadro preciso della sismicità italiana, confermando il Mezzogiorno come l’area più dinamica del Paese.

In questo scenario la Calabria consolida la sua posizione ai vertici della classifica nazionale, collocandosi subito dopo Sicilia e Campania per numero di eventi significativi.

La Calabria sul podio della sismicità

Il 2025 ha visto un cambio della guardia nella leadership dei terremoti di magnitudo superiore a 2.0. Se la Sicilia ha conquistato il primato con 288 eventi, la Calabria si è confermata come una delle zone più attive, occupando stabilmente le prime posizioni insieme alla Campania.

I ricercatori dell’Ingv hanno sottolineato l’importanza di analizzare i dati partendo dalla soglia di magnitudo 2.0 per ottenere una visione oggettiva del territorio: “Guardare solo agli eventi sopra magnitudo 2 consente un confronto più omogeneo tra le regioni, riducendo l’effetto della diversa densità delle reti di monitoraggio”. In Calabria, la frequenza di questi eventi evidenzia una vitalità tettonica che attraversa l’intera regione, dai massicci settentrionali fino alla punta dello Stretto.

Scosse avvertite e l’influenza del Tirreno

Non è stata solo la sismicità interna a interessare il territorio calabrese. La regione ha risentito in modo significativo di eventi localizzati nei bacini marittimi circostanti, in particolare nel Tirreno meridionale. Un esempio emblematico è avvenuto il 7 febbraio, quando un terremoto di magnitudo Mw 4.7 localizzato nelle Isole Eolie è stato distintamente avvertito lungo tutta la costa della Calabria meridionale.

Oltre ai terremoti crostali più superficiali, la Calabria continua a essere interessata dal fenomeno della subduzione nel Tirreno meridionale, che genera scosse a grandi profondità. Il 24 febbraio è stato registrato un evento di magnitudo Mw 4.4 a oltre 180 km di profondità, un tipo di sismicità che, pur essendo frequente nel settore calabro-tirrenico, raramente produce danni in superficie proprio a causa dell’elevata profondità dell’ipocentro.

Il contesto nazionale: dai Campi Flegrei all’Adriatico

Mentre la Calabria monitora le proprie faglie, il resto d’Italia ha vissuto un anno di intensa attività in punti specifici. La sequenza dell’Italia centrale, attiva dal 2016, ha rappresentato da sola oltre il 30% degli eventi totali, pur con magnitudo generalmente contenute.

Particolare attenzione è stata rivolta ai Campi Flegrei, dove la crisi bradisismica ha raggiunto picchi significativi con due scosse di magnitudo Md 4.6 il 13 marzo e il 30 giugno. Tuttavia, il primato della scossa più forte dell’anno spetta al Mare Adriatico: il 14 marzo, al largo della costa garganica, è stato registrato un evento di magnitudo Mw 4.8, avvertito chiaramente anche in Calabria, a testimonianza di quanto la propagazione delle onde sismiche possa unire regioni distanti tra loro.

Consapevolezza e prevenzione

La Sardegna rimane la regione meno sismica con soli 19 eventi, ma per la Calabria i dati dell’Ingv sono un richiamo alla memoria e alla prevenzione. Anche la sequenza registrata in Irpinia tra il 24 e il 25 ottobre (con una punta di Mw 4.0) serve a ricordare la complessità delle strutture sismogenetiche del Sud Italia. “L’isola è lontana dalle principali fasce di deformazione di Appennini e Alpi, ma la sismicità, seppur rara, non è assente”, commentano dall’Istituto riferendosi alla Sardegna, un monito che per la Calabria, situata esattamente al centro di quelle fasce di deformazione, assume un valore di priorità assoluta per la sicurezza del territorio.