Il Tribunale di Cosenza ha formalmente nominato il perito incaricato di valutare le condizioni mentali di Francesco De Grandis, il 66one attualmente detenuto con l’accusa di aver ucciso il vicino di casa, Luca Carbone.
Il conferimento dell’incarico segue la richiesta avanzata dal legale dell’uomo, l’avvocato Amabile Cuscino, volta a determinare la capacità di intendere e di volere dell’indagato al momento del fatto e l’eventuale incompatibilità con il regime carcerario.
La dinamica del delitto nel cortile della palazzina
L’episodio di sangue si è consumato nel cortile di uno stabile del capoluogo bruzio. Secondo la ricostruzione degli inquirenti, De Grandis avrebbe esploso diversi colpi d’arma da fuoco dal quinto piano della sua abitazione, centrando la vittima al torace. Luca Carbone, pizzaiolo di 48 anni, è stato rinvenuto senza vita all’interno della sua automobile con lo sportello ancora aperto. Sul luogo del delitto sono stati recuperati tre bossoli che confermerebbero la successione degli spari.
L’allarme è scattato intorno alle 10:00, quando un passante ha notato il corpo esanime e ha allertato le forze dell’ordine. L’intervento dei carabinieri, sotto la guida del comandante provinciale Andrea Mommo, ha permesso di risalire in tempi brevi all’appartamento dell’indagato.
Il sequestro delle armi e la confessione dell’indagato
All’interno dell’abitazione del 66one, i militari hanno rinvenuto e sequestrato un fucile e una pistola, entrambi detenuti legalmente. Proprio quest’ultima, una pistola calibro 6,75, sarebbe l’arma utilizzata per compiere l’omicidio. Dopo un primo interrogatorio in caserma, l’uomo ha fornito una parziale ammissione di responsabilità.
“Ho preso l’arma e ho sparato solo per intimidirlo”, avrebbe dichiarato Francesco De Grandis durante il colloquio con gli inquirenti alla presenza del proprio avvocato. Tale versione, tesa a sminuire la volontà omicida, non ha tuttavia convinto i pubblici ministeri, che procedono per il reato di omicidio.
I contrasti tra vicini e le prossime fasi processuali
Le indagini hanno fatto emergere un clima di forte tensione che durava da tempo tra i due uomini. I litigi per motivi di vicinato sarebbero stati frequenti e avrebbero costituito il movente che ha portato al tragico epilogo. La difesa ha depositato una memoria corposa per sottolineare la necessità di un accertamento clinico sulla salute mentale dell’assistito.
La relazione del consulente nominato dal tribunale sarà determinante per stabilire l’imputabilità del 66one. Gli esiti della perizia psichiatrica definiranno se l’uomo potrà affrontare il processo o se dovrà essere trasferito in una struttura di cura adeguata alle sue condizioni psichiche.



