di Franco De Maria
Ed eccoci ad un nuovo appuntamento con la Giornata Mondiale di sensibilizzazione contro il Cancro Infantile, promossa dall’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) e celebrata annualmente dalla CCI (Childhood Cancer International) tramite una rete di associazioni in 90 paesi e 5 continenti. In Italia l’evento è organizzato dalla FIAGOP (Federazione Italiana delle Associazioni di Genitori e Guariti di Oncologia Pediatrica), a cui appartiene anche l’organizzazione calabrese Associazione Gianmarco De Maria OdV di Cosenza.
Quest’anno, oltre alle consuete iniziative come la piantumazione del melograno, la donazione del sangue “Ti Voglio una sacca di Bene” e la campagna di raccolta fondi per lo screening “Un succo di melagrana”, è stato organizzato presso la Sala della Regina a Montecitorio, a Roma, un convegno sul tema: “Il diritto di Guarire”. In questa sede, uno spazio sarà dedicato specificamente alla Calabria, e l’associazione cosentina è stata chiamata a portare la propria testimonianza sulle condizioni di questo diritto nella regione.
Oltre la salute: il dovere costituzionale della Repubblica
Il diritto di guarire, così come lo stiamo immaginando, è qualcosa che va al di là del semplice diritto alla salute riconosciuto dall’articolo 32 della nostra Costituzione. È un diritto universale, inalienabile e irrinunciabile che lo Stato deve garantire con ogni strumento legale, anche quando il sistema pubblico è in difficoltà. È un diritto fondamentale riconosciuto alla persona in quanto tale, indipendentemente dalla cittadinanza.
A questo si affianca l’articolo 3, secondo comma, che impegna la Repubblica a rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che limitano la libertà e l’uguaglianza. Questo trasforma l’uguaglianza da concetto teorico a obiettivo concreto, obbligando lo Stato a creare pari opportunità e rimuovere disparità strutturali (tema su cui verrebbe da riflettere in merito all’Autonomia Differenziata). La FIAGOP è composta da molti genitori che hanno vissuto questa guerra contro il cancro: alcuni ne sono usciti vincitori, altri, purtroppo, sono rimasti “sconfitti”, ma uniti nella medesima battaglia.
Quindici anni di commissariamento: il fallimento della “cura”
La Calabria è una regione povera due volte. Da decenni i suoi cittadini sembrano aver rinunciato a capire perché l’articolo 32 per loro non valga. Con la scusa di risanare i debiti attraverso il Piano di Rientro, è stata proposta una cura con una diagnosi certa ma una prognosi approssimativa. Sebbene il disavanzo sanitario giustificasse l’intervento nel 2010, la legge prevedeva una durata massima di tre anni. Siamo invece a quindici anni di commissariamento.
Dal 2010 a oggi si sono succeduti numerosi commissari, dai generali della Guardia di Finanza ai governatori, fino al record di mandati lampo nel 2020. L’immagine restituita ai cittadini è stata la completa assenza di una visione strategica, procedendo alla chiusura immediata di 18 ospedali senza migliorare l’efficacia di quelli rimasti.
Povertà e migrazione sanitaria: il primato del disagio
I risultati sono impietosi: la Calabria è tra le aree più povere d’Europa. Nel 2024, il tasso di rischio povertà è pari al 37,2%, uno dei più alti dell’Unione Europea. In questo contesto, il commissariamento ha spinto un numero enorme di calabresi a migrare verso altre regioni per ricevere cure adeguate. Ogni anno la Calabria si gioca il primato nazionale per la migrazione sanitaria, alimentata dalla percezione di inefficacia del sistema locale.
Oncologia pediatrica: la colpa di nascere nella regione sbagliata
In questo scenario si inserisce, silenziosamente, l’oncologia pediatrica. I tre centri AIEOP presenti in Calabria, insieme, non raggiungono i numeri di un singolo reparto medio nel resto d’Italia. Tra il 2019 e il 2023, il 75,1% delle famiglie calabresi con un figlio malato di tumore è stato costretto a cercare cure lontano da casa.
L’Associazione Gianmarco De Maria è testimone quotidiana di questo dramma: oggi il loro impegno è quasi totalmente assorbito dalla ricerca di accoglienza per le famiglie in trasferta. Questo incide fatalmente sulla sopravvivenza: chi è costretto a curarsi lontano dai propri affetti ha una probabilità di sopravvivenza a 10 anni inferiore di 10 punti percentuali. Oltre all’impoverimento economico per i “viaggi della speranza”, un bambino calabrese paga di più per le cure, ma guarisce di meno. La sua unica colpa è stata quella di nascere nella regione sbagliata.
Diritti, cura, ricerca, reinserimento sociale: quale risposta dare a queste famiglie? Sembra quasi di sentirla: “Diritto di guarire? Tu, piccolo calabrese, cercalo altrove”.




