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Emodinamica Paola, macchinari pronti ma sale chiuse: si muore in attesa del trasferimento

Il caso dell’Emodinamica all’ospedale San Francesco di Paola rappresenta uno dei capitoli più controversi della sanità calabrese degli ultimi anni.

Nonostante i proclami e gli investimenti milionari, il servizio salvavita resta ancora un miraggio per i cittadini del Tirreno cosentino, alimentando il sospetto di una volontà politica volta a favorire la sanità privata a discapito di quella pubblica.

Un investimento da due milioni di euro rimasto al palo

La vicenda ha inizio circa sei anni fa, quando è stato avviato l’iter per dotare il nosocomio paolano di una sala di Emodinamica. Per la realizzazione dei locali e l’acquisto di macchinari all’avanguardia, tra cui due angiografi, sono stati spesi circa 2.000.000 euro. Tuttavia, nonostante la struttura sia sostanzialmente pronta e il personale sia stato in parte individuato, il servizio non è mai entrato a regime. Questo stallo costringe i pazienti colpiti da infarto o altre patologie cardiache acute a lunghi e pericolosi trasferimenti verso l’ospedale hub di Cosenza, con rischi altissimi legati ai tempi di percorrenza sulla statale 107.

Le accuse di boicottaggio e il favore ai privati

Diverse voci critiche, tra cui quelle di esponenti politici e associazioni per la difesa del diritto alla salute, puntano il dito contro la gestione commissariale della Regione Calabria. L’accusa principale è che la mancata attivazione dell’Emodinamica a Paola sia frutto di una scelta deliberata. In particolare, è stato denunciato come il piano di riordino della rete ospedaliera abbia progressivamente depotenziato il progetto, mentre le strutture private convenzionate continuano a beneficiare di rimborsi milionari per prestazioni che il pubblico potrebbe erogare autonomamente se la sala di Paola fosse operativa.

Il ruolo della politica e le promesse mancate

Nel corso del tempo, si sono susseguite numerose promesse da parte dei vertici regionali. Più volte l’attivazione è stata data per imminente, ma a ogni annuncio è seguito un nulla di fatto. Recentemente, il caso è tornato alla ribalta nazionale grazie a servizi giornalistici che hanno mostrato le sale nuove di zecca ma deserte.

“È un’autentica indecenza istituzionale”, hanno dichiarato alcuni rappresentanti del territorio, sottolineando come la logica degli interessi particolari stia devastando la sanità pubblica calabrese. La battaglia del comitato per la salute prosegue, chiedendo che un servizio essenziale per un bacino d’utenza così vasto non venga definitivamente sacrificato sull’altare della sanità privata.