L’imprenditore e giornalista Luigi Longo, direttore di ApprodoCalabria, ha vissuto un calvario giudiziario iniziato il 29 maggio 2009, quando fu arrestato nell’ambito dell’operazione “Rilancio”, coordinata dalla Distrettuale Antimafia di Roma.
Le accuse erano pesantissime: associazione a delinquere finalizzata alla ricettazione, contraffazione e contrabbando attraverso il porto di Gioia Tauro. Dopo undici mesi e ventuno giorni di privazione della libertà, tra carcere e arresti domiciliari, la parola fine è arrivata solo il 15 luglio 2014. Il Tribunale di Roma lo ha assolto con la formula più ampia: “perché il fatto non sussiste”.
Le lacune dell’impianto accusatorio e lo scambio di persona
L’inchiesta si fondava su presupposti che il dibattimento ha dimostrato essere privi di riscontro. Uno dei punti più critici riguardava una presunta contiguità di Longo con le cosche della Piana, dedotta da un’intercettazione telefonica. Tuttavia, una verifica documentale avrebbe rivelato che il Luigi Longo citato in altri atti d’indagine come esponente criminale era un omonimo, un pregiudicato di Polistena. Al contrario, l’imprenditore era stato indicato come persona offesa in procedimenti precedenti, avendo collaborato come testimone con la DDA di Reggio Calabria.
Il Tribunale di Roma, nella motivazione della sentenza, ha evidenziato come non fosse stata raggiunta la prova della consapevolezza dell’illiceità delle merci sdoganate, né fosse stata accertata con certezza la natura contraffatta dei beni. I giudici hanno inoltre segnalato divergenze tra i riassunti delle intercettazioni redatti durante le indagini e le trascrizioni peritali effettuate in aula, disponendo la trasmissione degli atti alla Procura per gli approfondimenti necessari.
Le conseguenze umane ed economiche del processo
Il costo di questo errore giudiziario è stato altissimo. Le aziende di Longo, la MCS e la Medlog, realtà che operavano nel porto di Gioia Tauro con fatturati da milioni di euro, sono state costrette alla chiusura, lasciando numerose famiglie senza lavoro. Sul piano personale, lo stress e la pressione del procedimento hanno causato all’imprenditore una grave cardiopatia dilatativa, una patologia incurabile che ha segnato irrimediabilmente la sua salute.
“La giustizia non perde autorevolezza quando riconosce un errore. La perde quando lo ignora”, ha dichiarato Luigi Longo rivolgendosi a chi coordinò quell’indagine. L’imprenditore, pur avendo ottenuto il riconoscimento per l’ingiusta detenzione, sottolinea come nessuna sentenza possa restituire l’anno di libertà perduto o la solidità delle imprese distrutte. Nonostante la gravità della patologia cardiaca sviluppata, Longo continua la sua battaglia per la dignità, ricordando come l’accusa, quando è amplificata dai media prima delle verifiche dibattimentali, possa produrre effetti irreversibili sulla vita dei cittadini innocenti.



