Il panorama della sanità italiana nel 2023 ha fatto registrare un nuovo record per quanto riguarda la mobilità interregionale.
Secondo i dati presentati il 3 marzo 2026 dalla Fondazione Gimbe in occasione del suo trentennale, il valore economico dei cittadini che si spostano per ricevere cure ha raggiunto i 5,15 miliardi di euro. Si tratta di un incremento del 2,3% rispetto all’anno precedente, un segnale inequivocabile di un sistema che viaggia a velocità differenti lungo la penisola.
La migrazione sanitaria verso il Nord
I flussi migratori dei pazienti delineano una geografia della salute molto precisa, caratterizzata da una direttrice costante che parte dal Mezzogiorno per approdare nelle strutture settentrionali. A differenza di quanto accade tra le regioni del Nord, dove spesso si verifica uno scambio reciproco di pazienti dovuto alla prossimità o a specifiche specializzazioni, nel Meridione il fenomeno appare unidirezionale. Le regioni del Sud faticano a esercitare una reale attrattività, diventando principalmente territori di “fuga”.
La concentrazione dei ricavi in tre regioni
Il mercato della mobilità attiva, ovvero gli incassi derivanti dalle cure erogate a pazienti non residenti, è fortemente polarizzato. Quasi la metà delle risorse totali viene assorbita da tre sole realtà regionali: la Lombardia guida la classifica con il 23,2%, seguita dall’Emilia-Romagna con il 17,6% e dal Veneto con l’11,1%.
Sul fronte opposto, analizzando chi sostiene i costi maggiori per inviare i propri cittadini a curarsi altrove, emergono il Lazio (12,1%), la Campania (9,4%) e, paradossalmente, la stessa Lombardia (9,2%). Quest’ultimo dato evidenzia la complessità del fenomeno, dove anche centri di eccellenza possono generare una mobilità passiva rilevante verso territori confinanti.
Il commento della Fondazione Gimbe
Durante la presentazione del rapporto, il presidente della Fondazione Gimbe, Nino Cartabellotta, ha evidenziato il significato profondo di questi numeri:
«La migrazione sanitaria tra Regioni è tra gli indicatori più sensibili delle diseguaglianze del servizio sanitario regionale: rileva dove i cittadini trovano risposte adeguate e dove, invece, sono costretti a spostarsi per curarsi».
Cartabellotta ha inoltre precisato che la situazione sta evolvendo in una direzione preoccupante per l’equità del sistema:
«Questi numeri indicano che la mobilità sanitaria è sempre meno una scelta e sempre più una necessità».
Saldi economici e diseguaglianze territoriali
Il bilancio tra mobilità attiva e passiva restituisce l’immagine di un’Italia spaccata. La Lombardia chiude con un saldo ampiamente positivo di 645,8 milioni di euro, confermandosi il principale hub sanitario del Paese.
Al contrario, il Sud presenta conti pesantemente in rosso. La Calabria registra un saldo negativo di 326,9 milioni di euro, seguita dalla Campania con 306,3 milioni, dalla Puglia con 253,2 milioni e dalla Sicilia con 246,7 milioni. Secondo quanto emerso dal report, quando miliardi di euro e centinaia di migliaia di pazienti si concentrano verso poche aree, il diritto alla tutela della salute non risulta garantito in modo omogeneo su tutto il territorio nazionale.



