La strategia ritorsiva dell’Iran sta colpendo duramente il cuore economico dei partner occidentali, spingendosi oltre i confini del settore energetico per investire direttamente l’industria del turismo e dei trasporti.
Emirati Arabi, Qatar, Bahrein, Oman, Kuwait e Arabia Saudita si ritrovano improvvisamente in una condizione di isolamento forzato, con hotel deserti e un’intera filiera produttiva appesa a un filo a causa dell’instabilità regionale.
Spazi aerei chiusi e voli cancellati
La decisione di Teheran di colpire gli interessi economici attraverso il lancio di missili e droni da parte dell’Irgc ha spinto dodici paesi a chiudere, integralmente o in parte, i propri spazi aerei. Il bilancio operativo è drammatico: dall’inizio delle ostilità si contano 11.000 voli cancellati, con oltre 2.200.000 passeggeri rimasti a terra. Molti viaggiatori, sorpresi dallo scoppio delle tensioni mentre si trovavano in zona di guerra, sono ancora in attesa di poter rientrare nelle proprie nazioni di origine.
Il danno economico stimato è imponente, con perdite pari a 4,5 miliardi di dollari per le compagnie aeree e oltre 4 miliardi per il comparto della ristorazione e dell’accoglienza. La “strategia del caos” ha costretto i vettori internazionali a ridisegnare completamente le rotte intercontinentali tra Europa e Asia, che abitualmente prevedono scali strategici proprio nelle capitali del Golfo.
Hub aeroportuali paralizzati e crociere bloccate
L’impatto sul traffico aereo è visibile nei numeri dei principali scali mondiali. L’aeroporto internazionale di Dubai, punto di snodo per 291 destinazioni che solo nel mese di febbraio aveva registrato il transito di 4,9 milioni di passeggeri, ha subito una contrazione dell’85%. Situazione ancora più critica in Oman, Kuwait e Bahrein, dove le cancellazioni toccano il 95%, mentre Abu Dhabi registra un calo del 90%. I flussi di cittadini stranieri in uscita si stanno concentrando verso gli scali sauditi King Fahd, King Khalid e Prince Mohammad bin Abdulaziz, dove restano attivi pochi collegamenti giornalieri.
Parallelamente, il blocco delle vie marittime ha intrappolato sei navi appartenenti alle compagnie MSC Crociere e Tui Cruises nei porti di Dubai, Abu Dhabi e Doha. A bordo si trovano circa 12.000 passeggeri di 45 diverse nazionalità, assistiti da oltre 4.000 membri degli equipaggi, impossibilitati a proseguire la navigazione o a sbarcare in sicurezza.
Prospettive incerte per il mercato mediorientale
Le previsioni elaborate da Tourism Economics delineano uno scenario cupo per il futuro prossimo. Se a dicembre le stime indicavano una crescita del 13%, l’attuale conflitto potrebbe invece causare una flessione degli arrivi in Medio Oriente compresa tra l’11% e il 27% su base annua. In termini assoluti, si parla di una perdita che oscilla tra 23 e 38 milioni di visitatori internazionali, con un mancato introito per la spesa turistica stimato tra 29 e 48 miliardi di euro.
Il perdurare degli scontri rischia di alimentare ulteriormente la spirale delle cancellazioni dei pacchetti vacanze già prenotati, spingendo i viaggiatori verso destinazioni ritenute più sicure e compromettendo la ripresa del settore nel lungo periodo.



