Passata la fase dell’emergenza e delle paure più forti, per la comunità di Cassano e della Sibaritide è arrivato il momento della verità.
Sono trascorse settimane dalla sciagura del fiume Crati, che ha provocato danni gravissimi a famiglie, imprese e infrastrutture. Lontani dall’emotività, appare necessario avviare una riflessione rigorosa sulle responsabilità che questo disastro porta con sé.
I dubbi sulla gestione degli invasi e delle dighe
Il primo punto su cui occorre fare chiarezza riguarda la gestione della diga di Tarsia. Le dichiarazioni contraddittorie ascoltate in questi giorni alimentano il sospetto che qualcosa non abbia funzionato. Appare evidente che la diga, nel pieno della stagione invernale e durante il susseguirsi di tre cicloni, fosse chiusa. Resta da capire chi abbia deciso di mantenere l’invaso serrato senza tenere conto di ciò che stava accadendo nel bacino del Crati.
Un altro dato sembra certo: nel tardo pomeriggio del 13 febbraio, quando il fiume aveva già rotto gli argini a monte, qualcuno ha disposto l’apertura delle paratoie. Questa manovra ha riversato verso valle un’enorme massa di acqua e fango, stimata in circa 8.000.000 di metri cubi. L’ondata ha investito Corigliano-Rossano e Cassano all’Ionio, colpendo duramente Lattughelle, Piano Scafo e i Laghi di Sibari. Anche sulla diga di Roggiano Gravina pesano interrogativi: perché il livello non è stato mantenuto sotto la capacità massima come misura precauzionale?
Manutenzione dei canali e il giallo delle porte vinciane
Sul territorio emergono ulteriori criticità legate alla manutenzione. Il Consorzio di bonifica è sotto la lente d’ingrandimento per la mancata pulizia dei canali di scolo, un’assenza che ha certamente aggravato gli effetti dell’alluvione. Non è esondato soltanto il Crati, ma anche il canale degli Stombi, sommergendo l’area dei Laghi di Sibari.
A rendere più grave la situazione si aggiunge la vicenda delle porte vinciane. Risulterebbe che il 12 febbraio sia stata chiesta per iscritto la chiusura delle porte per un presunto pericolo dal mare, nonostante i bollettini indicassero chiaramente che il rischio proveniva dalle piene del fiume. Testimonianze riferiscono che la sera del 13 febbraio, a disastro avvenuto, si sia tentato invano di riaprirle con l’ausilio di una barca. Dubbi anche sull’impianto idrovoro dello Stombi: delle quattro pompe disponibili, ne sarebbe stata in funzione soltanto una, la più piccola.
I ritardi della burocrazia e la sicurezza degli argini
La storia del Crati è segnata da eventi simili, come le alluvioni del 2008 e del 2013. Dopo quest’ultima, furono rifatti alcuni tratti di argine che hanno retto alla piena attuale. Tuttavia, per il completamento della messa in sicurezza erano stati stanziati 8.000.000 di euro. Dal 2019 a oggi, tra progettazioni e appalti, si sono accumulati ritardi definiti incomprensibili da parte dell’ufficio del commissario per il rischio idrogeologico.
Anche la gestione locale dell’allerta desta perplessità. Nonostante l’attivazione del Centro Operativo Comunale e la sospensione delle lezioni a Lattughelle il 13 febbraio 2026, molti cittadini lamentano di non essere stati pienamente informati del pericolo imminente.
Solidarietà e richieste di risarcimento
Mentre la situazione resta drammatica per molte famiglie, la comunità ha risposto con uno straordinario spirito di fratellanza. In ambito politico, è stata avanzata la proposta di istituire un fondo di solidarietà di almeno 100.000 euro per i primi aiuti, proposta che però l’amministrazione comunale non ha inteso sostenere.
I Socialisti di Cassano Sibari hanno espresso una posizione netta sulla vicenda:
“I cittadini, le famiglie e le aziende devono essere risarciti. Chiediamo inoltre all’amministrazione comunale di sostenere concretamente le famiglie colpite dall’alluvione, mettendo a disposizione l’ufficio tecnico comunale per la redazione delle perizie sui danni subiti.”
L’obiettivo dichiarato è quello di fare squadra per ottenere verità, giustizia e i giusti indennizzi, evitando che su questa tragedia cali prematuramente il sipario.



