La mobilitazione nazionale del Coapi – Coordinamento Agricoltori e Pescatori Italiani, svoltasi a Roma il 6 e 7 marzo, ha visto una partecipazione determinata della delegazione calabrese.
Non si è trattato di una semplice presenza formale, ma della necessità di denunciare una crisi che nei territori del Mezzogiorno ha ormai assunto i contorni di un’emergenza sociale. Nelle campagne del Sud, l’agricoltura sta cedendo e, con essa, rischiano di scomparire intere comunità rurali.
Tra i rappresentanti giunti nella capitale figurano Luana Guzzetti e Paolo Lentini, portavoce di un gruppo di produttori calabresi che hanno deciso di dare voce a una terra stremata da criticità strutturali e congiunturali.
Un sistema schiacciato tra costi e calamità
La crisi agricola in Calabria è il risultato di una somma di emergenze che si autoalimentano. Da un lato le alluvioni devastano periodicamente le colture, dall’altro la proliferazione della fauna selvatica continua a distruggere raccolti e allevamenti senza sosta. A questo si aggiunge la pressione di importazioni agricole prive di regole rigorose, che abbattono i prezzi di mercato, e costi di produzione in costante ascesa.
In questo scenario, lo spopolamento appare come una conseguenza inevitabile. I giovani abbandonano le campagne per mancanza di prospettive, lasciando il territorio privo di presidi agricoli e sociali. La Calabria detiene il primato di essere l’unica regione italiana ad aver aperto un tavolo di crisi agricola con il Coapi, segno di un’attenzione da parte delle istituzioni locali che, tuttavia, viene giudicata insufficiente dagli addetti ai lavori. Sebbene l’ascolto regionale sia un punto di partenza, i nodi strutturali restano legati alle decisioni politiche di Roma e Bruxelles.
Il paradosso del mercato e le tensioni internazionali
Il quesito che i produttori pongono al governo e al ministro dell’Agricoltura, Francesco Lollobrigida, riguarda la consapevolezza dello stato di agonia in cui versa il comparto meridionale. Nonostante la qualità dell’olio, degli agrumi e delle produzioni locali sia ampiamente riconosciuta dai consumatori, il meccanismo economico si è spezzato. Spinti dalla crisi, i cittadini tendono a privilegiare il prezzo più basso rispetto all’eccellenza che non possono più permettersi, con il risultato di vedere i produttori strozzati dai costi e i consumatori gravati dai rincari sugli scaffali.
Il quadro è ulteriormente aggravato dal contesto geopolitico. Le recenti tensioni nell’area dell’Iran hanno provocato un nuovo balzo del prezzo del gasolio, una delle voci di spesa più incisive per chi lavora la terra. La mobilitazione del Coapi a Roma rappresenta dunque un ultimo richiamo alla realtà: il collasso dell’agricoltura non comporta solo la chiusura di aziende, ma lo spegnimento definitivo di interi territori e la perdita di un pezzo fondamentale del futuro del Paese.



